La gestione del piano di dimensionamento scolastico in provincia di Massa-Carrara si trasforma in un caso politico.

A sollevare il polverone è il consigliere provinciale Bruno Tenerani, che in un duro comunicato accusa l’amministrazione provinciale di non aver utilizzato gli strumenti normativi a disposizione per tutelare gli istituti del territorio, cedendo invece alle pressioni della Regione Toscana.

Secondo Tenerani, la Provincia avrebbe ignorato le tutele previste dai Decreti Ministeriali 124/2025 e 127/2023, che consentono di salvaguardare le scuole situate nei comuni montani. “La verità ormai è chiara: la Provincia di Massa-Carrara non ha difeso le sue scuole”, si legge nella nota, in cui il consigliere sottolinea come il quadro normativo offrisse margini di manovra che non sarebbero stati sfruttati.

L’accusa più pesante riguarda il presunto allineamento della Provincia alle logiche regionali: “Ha regalato alla Regione Toscana i numeri necessari per proteggere realtà più ricche e più influenti, come Firenze”.

Una Regione che, secondo Tenerani, pur scaricando la responsabilità sul Ministero, avrebbe applicato criteri penalizzanti proprio per territori come quello apuano, mentre “la Provincia accetta tutto in silenzio”.

Nel mirino del consigliere finisce anche il Presidente della Provincia, oggi consigliere regionale e in passato Presidente dell’UPI Toscana. A lui Tenerani imputa una mancata difesa del territorio nei momenti cruciali della definizione dei criteri di dimensionamento: “La risposta è evidente: nulla che abbia tutelato i nostri studenti e i nostri comuni”.

Un caso emblematico, secondo il consigliere, sarebbe l’accorpamento fra gli istituti Marconi e Galilei, ritenuto “una fusione voluta per anni” senza una reale necessità dettata dalla normativa. L’operazione, sostiene Tenerani, sarebbe stata favorita anche dal mancato intervento sulla sede del Marconi, lasciata deteriorare fino a diventare “luogo di degrado e criminalità”.

Tenerani critica inoltre i ricorsi annunciati dalla Regione al Capo dello Stato, definiti come “fumo in faccia alla cittadinanza”: mosse tardive, intraprese quando “tutto è già deciso”, utili più a “salvare la faccia” che a cambiare realmente la situazione.

La conclusione del consigliere è netta: “Questa battaglia non si ferma. Questa Provincia, e in questo caso le sue scuole, non si difendono a parole”. Una dichiarazione che lascia presagire ulteriori sviluppi in un confronto politico destinato a proseguire.