Domani, domenica 3 agosto, alle ore 18.00, nella suggestiva cornice del Castello del Piagnaro, si terrà uno degli appuntamenti più attesi de “Le Notti dell’Archeologia”, in occasione del 50° anniversario della fondazione del Museo delle Statue Stele di Pontremoli.

Ospite d’eccezione sarà il professore Antonio Bodini dell’Università di Parma, che proporrà una relazione dal titolo:
“L’ecologia di Sapiens e Neanderthal: uno sguardo attraverso le maglie di una rete”.

Il professor Bodini guiderà il pubblico in un affascinante viaggio nel passato, per indagare una delle grandi questioni ancora aperte della preistoria: che fine hanno fatto i Neanderthal?
Popolazioni di Homo neanderthalensis vissero a lungo in Europa e Asia, per poi estinguersi circa 30-40.000 anni fa, in un periodo che coincide con l’arrivo nel continente dei nostri antenati, gli Homo sapiens.

Una parte della comunità scientifica ritiene che alla base della scomparsa dei Neanderthal ci sia stata una forte competizione per le risorse con i Sapiens. Questa ipotesi è stata esplorata analizzando i resti fossili – in particolare ossa e denti – per ricostruire le abitudini alimentari dei due gruppi umani e valutare il grado di sovrapposizione delle loro nicchie ecologiche.

Ma, come sottolineerà Bodini, queste analisi spesso trascurano un aspetto fondamentale: i nostri antenati non vivevano isolati, bensì inseriti in ecosistemi complessi, ricchi di interazioni con altre specie, come erbivori e grandi predatori.

Le moderne conoscenze ecologiche ci insegnano che la rete delle interazioni biologiche può influenzare profondamente la dinamica delle popolazioni, modulando le risposte agli stress ambientali o amplificando gli effetti di eventi esterni.
Potrebbe essere stato così anche per Neanderthal e Sapiens?
La conferenza proverà a rispondere a questa domanda, proponendo una lettura innovativa e sistemica del rapporto tra le due specie umane.

L’incontro si inserisce nel ricco programma delle “Notti dell’Archeologia”, promosse dalla Regione Toscana per valorizzare il patrimonio storico e archeologico del territorio. Un’occasione imperdibile per chi ama la scienza, la storia e l’archeologia, in un luogo – il Castello del Piagnaro – che da cinquant’anni custodisce le enigmatiche statue stele della Lunigiana, testimoni silenziose di civiltà antichissime.