Viareggio, la prima cittadina replica a un nuovo commento anonimo sui social: «Criticatemi per quello che faccio, contestate le mie scelte. Della mia vita privata non devo rendere conto a un profilo anonimo»
Un nuovo attacco sessista sui social, ancora una volta attraverso un profilo Facebook anonimo, riaccende la polemica attorno alla sindaca Sara Grilli, prima donna nella storia di Viareggio a essere eletta alla guida della città.
A distanza di alcuni mesi dal primo episodio, avvenuto durante la campagna elettorale dello scorso aprile e che aveva suscitato la solidarietà delle altre candidate alla carica di sindaca, Federica Maineri e Marialina Marcucci, la prima cittadina è tornata a denunciare pubblicamente quello che considera un modo inaccettabile di attaccare una donna impegnata in politica.
Questa volta Grilli ha affidato la propria risposta ai social, senza lasciare spazio a interpretazioni: «Accetto le critiche, non le offese».
«Chi ricopre un ruolo pubblico – scrive la sindaca – deve saper affrontare le critiche e rispondere delle proprie scelte. Quello che non posso accettare è che per attaccare una donna si ricorra ancora all’insinuazione più vecchia e squallida».
Il riferimento è alle insinuazioni sulla vita privata della sindaca utilizzate per mettere in discussione il suo percorso politico e il risultato elettorale.
Secondo Grilli, si tratta di un meccanismo ancora diffuso: mettere in dubbio che una donna possa arrivare a ricoprire un incarico pubblico grazie alle proprie capacità, al proprio lavoro e al consenso degli elettori.
«Sostenere che abbia raggiunto un ruolo non per il proprio percorso, per il proprio lavoro o, come nel mio caso, perché scelta dai cittadini, ma grazie alle relazioni che avrebbe avuto», scrive la sindaca, definendo queste insinuazioni «vecchie e squallide».
A rendere ancora più grave la vicenda, secondo la prima cittadina, è l’uso di un profilo anonimo.
«È ancora più facile farlo trincerandosi dietro un nickname, senza neppure avere il coraggio di mettere il proprio nome e cognome accanto a parole tanto pesanti», sottolinea.
Grilli rivendica quindi con forza il risultato raggiunto alle urne: «Sono stata eletta sindaca di Viareggio dai cittadini. Prima donna nella storia della città a ricoprire questo incarico».
Ed è proprio questo elemento, osserva, a rendere ancora più evidente quanto siano difficili da superare certi stereotipi nei confronti delle donne che ricoprono ruoli pubblici.
«Forse proprio per questo colpisce ancora di più vedere quanto sia duro a morire un certo modo di giudicare le donne», afferma.
La sindaca chiarisce però di non voler sottrarsi al confronto politico. Al contrario, rivendica la disponibilità a essere giudicata sul proprio operato.
«Criticatemi per quello che faccio. Contestate le mie scelte», è il suo invito. Ma sulla vita privata il confine è netto: «Della mia vita privata non devo certo rendere conto a un profilo social, per di più anonimo. Del mio operato da sindaca, invece, rispondo ogni giorno ai viareggini, a viso aperto e mettendoci nome, cognome e responsabilità».
Una posizione che riprende quella già espressa dalla sindaca dopo il primo episodio, quando aveva definito le offese sessiste «una forma di violenza verbale», sottolineando come non possano essere derubricate a semplice battuta, folklore o parte del confronto politico.
Il punto, per Grilli, non riguarda soltanto l’offesa personale, ma un modello culturale che continua a mettere in discussione una donna proprio attraverso la sua vita privata invece che attraverso le sue capacità e le sue decisioni.
Il messaggio della sindaca, questa volta, è quindi rivolto anche al confronto politico e pubblico: le scelte amministrative possono e devono essere criticate, ma il giudizio deve riguardare l’attività di chi governa, non la sua vita privata né la sua dignità personale.
