Anche in provincia di Massa Carrara si è riunito il network degli amministratori cattolici che punta a sviluppare progetti e iniziative condivisi attraverso una collaborazione “trasversale”.

La Rete di Trieste, il network di amministratori locali di ispirazione cattolica nato nel 2024 a margine della Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, ha l’obiettivo di promuovere un nuovo modo di fare politica: “dal basso” e “dal di dentro” della quotidianità dei territori.

Costituita a febbraio 2025, la Rete conta oggi circa 1.000 fra amministratori e operatori sociali che in questi giorni si stanno dando appuntamento in diverse città italiane per presentare la loro piattaforma programmatica costruita dal basso. L’obiettivo è l’elaborazione di una proposta politica trasversale, disponibile ad essere adottata dalle amministrazioni locali, così come dai partiti e dalle forze civiche.

Nella nostra provincia si sono svolti due incontri durante i quali gli amministratori si sono confrontati sui possibili sviluppi della Rete. È inoltre previsto, per il mese di settembre, un pomeriggio di incontro, confronto e approfondimento, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la partecipazione alla Rete e affrontare i punti programmatici esposti di seguito, alla luce delle complessità e delle opportunità offerte dal nostro territorio provinciale.

I PUNTI PROGRAMMATICI

Sono cinque i punti individuati che toccano alcune delle questioni più urgenti e incidono sulla quotidianità delle comunità e sull’intero sistema democratico del Paese. Anzitutto, la partecipazione dei giovani alla vita politica. Porre i giovani al centro delle strategie pubbliche significa costruire una società più giusta e lungimirante. Per favorire la partecipazione dei giovani, vengono proposti percorsi di formazione specifici, quote generazionali nelle liste elettorali, la promozione di spazi di socialità, aggregazione e coabitazione.

Il tema della partecipazione democratica non riguarda però solo i giovani. L’astensionismo rappresenta infatti, oggi uno dei maggiori problemi per la tenuta democratica del Paese: ad ogni tornata elettorale, sono circa il 50% degli aventi diritto a presentare alle urne per esprimere il proprio voto. Occorre quindi lavorare per stimolare la partecipazione democratica dei cittadini, sviluppando nuove prassi e promuovendo strumenti di democrazia partecipata e di consultazione, che contribuiscano a ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni (come assemblee pubbliche e bilanci partecipativi); ad avviare processi di collaborazione paritaria tra pubbliche amministrazioni, Terzo Settore, comitati o gruppi informali. Infine, istituire organi consultivi giovanili per favorire la progettazione continua e il dialogo con l’amministrazione.

La Rete si propone, poi, di ripensare interamente il welfare di prossimità, sviluppando un sistema cooperativo che valorizzi le realtà sociali, a partire da azioni concrete di coprogettazione, coprogrammazione e amministrazione condivisa con gli enti di Terzo Settore riconosciuti. L’obiettivo è rispondere in maniera efficace alle fragilità attraverso un’integrazione virtuosa di pubblico, privato e Terzo Settore. Tra le proposte presentate, le scuole aperte nel pomeriggio, il potenziamento delle reti solidali di recupero delle eccedenze di cibo per contrastare lo spreco alimentare e il rilancio del diritto all’abitare e la vivibilità dei centri storici.

Il quarto punto pone il focus sulle aree interne e le periferie: ripensare le aree marginali del Paese come laboratori di innovazione e comunità resilienti. In parte lo sono già: alcune delle migliori esperienze di rigenerazione urbana e di micro-imprenditoria sono nate proprio in questi luoghi. È il segno che, se incentivate, le aree interne possono essere luoghi pieni di vita, che garantiscono la tenuta dei territori più complessi del fragile suolo italiano. Da qui delle proposte specifiche per incentivare il ritorno e il restare in questi luoghi, come una flat tax per i piccoli comuni, nuovi criteri per la distribuzione dei fondi pubblici, la promozione di nuove forme di auto-organizzazione economica e di hub di territorio.

Infine, ma non ultimo, si evidenzia il tema della sostenibilità e della transizione ecologia del territorio rappresentano oggi uno dei più importanti investimenti per il futuro delle comunità. In un contesto di profondo mutamento climatico, la proposta è di incentivare la nascita delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) attraverso gli incentivi specifici e la semplificazione delle normative, la pedonalizzazione degli spazi pubblici e la mobilità dolce.

Elenco dei firmatari (in ordine alfabetico)

Ballerini Riccardo  
Bugliani Giacomo 
Crudeli Roberta 
Ferri Jacopo 
Folegnani Antonio 
Gia Giovanna  
Martinelli Alessandro 
Mastrini Matteo 
Parodi Paolo 
Pascucci Lorenzo 
Persiani Francesco 
Rossetti Alice 
Sordi Elisabetta 
Tarantino Daniele 
Zaccagna Ivo 

Per rimanere informati e aderire è possibile contattare:

-Alessandro Conti, direttore diocesano della Pastorale sociale e del lavoro (3461578935)