Il ricorso del Governo Meloni accolto dalla Corte Costituzionale. Giani: “La nostra legge era chiara. Lo Stato ha aumentato la confusione”
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge della Regione Toscana in materia di concessioni balneari. Il ricorso era stato presentato dal Governo Meloni, che contestava la competenza della Regione nell’intervenire su una materia ritenuta di esclusiva pertinenza statale.
La norma toscana, impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, disciplinava in dettaglio modalità e criteri per lo svolgimento delle aste per le concessioni demaniali marittime, introducendo in particolare un sistema di indennizzo per i concessionari uscenti, calcolato sul valore reale dello stabilimento.
La Consulta, pur riconoscendo che il tema coinvolge ambiti di competenza anche regionale, ha chiarito che la legislazione nazionale deve prevalere, soprattutto in materia di concorrenza e tutela del mercato. Le motivazioni addotte dalla Regione – in particolare l’inerzia del legislatore nazionale e la necessità di dare certezze agli operatori del settore – non sono state ritenute sufficienti a giustificare l’iniziativa toscana.
Il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha commentato la sentenza con toni critici: «La decisione della Corte non aggiunge né toglie nulla alla nostra legge. Avevamo già chiarito che ci saremmo adeguati alla normativa nazionale, quando fosse arrivata. Il punto vero è che il governo ha prodotto ulteriore confusione, e il decreto attuativo proposto dal ministro Salvini lo conferma. Avevano in mano una legge ben fatta e non sono riusciti nemmeno a copiarla».
Il nodo cruciale rimane quello degli indennizzi. La legge toscana li calcolava in base al valore reale delle strutture, mentre la normativa nazionale li lega agli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni. Un criterio che, secondo i balneari, è del tutto penalizzante: «Per molti operatori quegli investimenti sono pari a zero – osservano – e così ci tolgono ogni diritto acquisito».
La sentenza riapre dunque il dibattito su una riforma che resta incerta e controversa, in un settore strategico per il turismo italiano. Intanto, in assenza di una linea chiara e condivisa a livello nazionale, cresce il malcontento tra gli operatori e aumentano i timori per la stagione futura.
