A trovarlo sono state le donne delle pulizie. Sono entrate nel pomeriggio in quella camera d’albergo sul lungomare di Viareggio, in cui in teoria non doveva esserci più nessuno, e lo hanno trovato sul letto, morto. Luca Rovai, psichiatra viareggino, è morto all’età di 36 anni per un malore. Era arrivato nell’hotel venerdì sera. Per una notte sola, forse. Era solo, secondo quanto riportato dai carabinieri intervenuti sul posto per gli accertamenti del caso.

Rovai era figlio d’arte: la madre è Paola Lambelet, storica direttrice del reparto di medicina dell’ospedale Versilia, adesso in pensione; il padre invece era Daniele Rovai, cardiologo viareggino noto in tutta Italia, morto il primo maggio del 2016.

Luca invece aveva scelto di curare la mente. Dopo il diploma, si era iscritto subito al corso di laurea in medicina e chirurgia all’università di Pisa, laureandosi con il massimo voti. Poi aveva proseguito con la specializzazione in psichiatria. E anche lì laurea a pieni voti. La psiche lo aveva sempre affascinato. “Viene tutto da lì”, diceva.

Era uno da primo della classe: il lavoro era già alle porte ad aspettarlo. Negli ultimi anni aveva lavorato al Ceis di Livorno, una comunità che si occupa del recupero sociale e delle politiche giovanili. Si occupava delle persone con problemi di tossicodipendenze. Si era fatto le ossa per fare il salto professionale, che poi però, lo sapeva, era anche una discesa negli inferi dell’umanità. Un reparto di psichiatria in ospedale. Lo scorso anno era infatti arrivato all’ospedale Apuane, dopo tanto studio e tanti sogni, e lo aveva annunciato con entusiasmo sul suo profilo Facebook.

Un omone con il sorriso, professionista severo ma anche amico dei pazienti. A settembre si sarebbe dovuto sposare con la sua Irene. Le loro foto insieme sono ovunque, amici e complici di un amore spezzato in una notte poco prima della Risurrezione. C’è un post di dicembre sul suo profilo social che dice tutto. Lo ha pubblicato la compagna: una foto con un leone e una leonessa, loro due, nella loro vita da single, fidanzati, promessi e poi sposati. Mancava solo l’ultimo tassello nel loro quadro d’amore.

 Venerdì sera aveva cenato con la madre. Oggi probabilmente avrebbe pranzato con la compagna, poi sarebbe tornato all’ospedale, nel suo reparto, dai suoi pazienti. Avrebbe fatto una battuta, avrebbe riso un po’. E invece è morto in una stanza d’albergo. A soli 36 anni.
il tirreno