Alla retorica degli annunci dei governi Renzi-Gentiloni sul rilancio del paese si oppone la dura realtà che vivono ogni giorno i lavoratori e le lavoratrici: quella di un’occupazione sempre più precaria, insicura, sottopagata, al “nero” o addirittura “gratuita per fare esperienza”. Tutto questo mentre anche in questa campagna elettorale centrodestra, centrosinistra e lo stesso movimento 5 stelle fanno a gara a dire chi abbasserà di più le tasse alle imprese.
Per questo motivo Potere al Popolo parte dall’area ex Dalmine – simbolo della politica di concessione a pioggia di soldi alle imprese e del fallimento di quella politica – e propone tre candidati che stanno dalla parte del lavoro, perché da sempre si sono battuti contro la cancellazione dei diritti dei lavoratori che abbiamo subito in questi anni.
“Sul lavoro serve una totale inversione di tendenza, quella contenuta nel programma di Potere al Popolo – affermano i candidati Francesco “Merlo” Corrotti, Silvano Lazzini ed Enio Minervini, – cioè la cancellazione del Jobs Act e della legge Fornero e di tutte le leggi che negano il diritto ad un lavoro stabile e sicuro. Servirebbe, ancora, mettere al centro il contrasto effettivo al caporalato, alle moderne forme di schiavismo, al lavoro nero o “grigio”; si dovrebbe cancellare l’articolo 8 della legge 148/2011 – che dà alla contrattazione aziendale la possibilità di derogare in senso peggiorativo rispetto al contratto nazionale e alle leggi – e del cosiddetto Collegato Lavoro e, non ultimo, mettere in campo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”.
La verità del nostro paese, invece, è che una fasulla crescita del numero di occupati è solo aumento dei contratti precari, del part-time imposto, della sottoccupazione. Le politiche dei governi negli ultimi anni, infatti, non hanno fatto altro che regalare risorse alle imprese – oltre 40 miliardi negli ultimi tre anni – mentre si è dato il via libera definitivo ai licenziamenti illegittimi, ai demansionamenti, alla videosorveglianza, alla massima precarietà, sia per il lavoro dipendente che per quello autonomo, che spesso lo è solo di nome, dato ad esempio l’alto numero di partite IVA che nascondono lavori subordinati pagati con salari da fame e senza alcun diritto. A Massa Carrara – poi – tutti gli indicatori socio-economici segnalano una situazione in continuo peggioramento portando il nostro territorio sull’orlo del “non ritorno”.
“Alla politica dei grandi annunci – dichiarano i candidati di Potere al Popolo – sono seguiti soltanto piccoli fatti ed un’enorme spreco di risorse pubbliche di cui la ZIA – dove tutto è successo tranne la creazione di nuova e buona occupazione – è il simbolo del fallimento più evidente”.
Non a caso, nell’ultimo rapporto redatto dalla Camera di commercio, si legge che il tasso di disoccupazione è schizzato spaventosamente dal 12,2% al 16,6% e al 48,9% per i giovani tra i 15 ed i 29 anni. Dati che inchiodano i governi nazionale, regionale e del territorio a dalle evidenti responsabilità!
Per questo la campagna di Potere al Popolo parte dall’ex BIC, ex centro direzionale della Dalmine, ex sede di Sviluppo Italia, oggi abbandonato al degrado; Sviluppo Toscana S.p.a. ha annunciato di voler porre in vendita la struttura a fronte degli interventi di cui avrebbe bisogno: un’altra limpida dimostrazione di come, sul nostro territorio, il lavoro e la buona occupazione siano diventati degli “ex diritti”.
Serve, quindi, un’altra politica. Serve la non più rinviabile bonifica delle aree maggiormente inquinate che, di fatto, ha bloccato i nuovi insediamenti favorendo la sola speculazione immobiliare proprio come nel caso della sede ex Sviluppo Italia, ex BIC, ex centro direzionale della Dalmine. Serve rimettere al centro la dignità del lavoro.
Potere al Popolo ha le idee, le proposte e le persone giuste affinché anche a Massa Carrara torni il tempo del speranza e quel cambiamento necessario per creare lavoro vero ed occupazione di qualità, nel pieno rispetto dell’ambiente.
Dov’era il NO, faremo il SÌ!
Potere al Popolo Massa Carrara
