Al di là dell’indignazione e della vergogna, sulla vicenda della casa famiglia di Carrara è bene che tutta la nostra comunità cominci a chiedersi come sia potuto accadere e cosa possa e debba essere fatto perché non accada di nuovo.
Dobbiamo dirci con franchezza che il pullulare di nuove micro-strutture per anziani formalmente (e solo formalmente) autosufficienti, in un territorio povero come il nostro, è un gran brutto segnale. E’ certamente una vergogna che imprenditori privi di scrupoli provino a lucrare su bisogni reali e in crescita; il problema è che da noi trovano più facilmente anche famiglie economicamente in difficoltà in cerca servizi a basso costo e personale dipendente più ricattabile, per quanto mai giustificabile, se responsabile di violenza ancora più odiose e insopportabili perché commesse su soggetti particolarmente deboli.
Cosa può accadere in queste condizioni in una casa che diventa residenza assistita per anziani con una semplice comunicazione al Comune ce lo racconta questa vicenda. Quando una persona realmente autosufficiente ci è capitata è scattata la denuncia, ma deve funzionare meglio la rete di protezione di chi autosufficiente non è.
Dobbiamo quindi sapere al più presto quante case famiglia ci sono sul territorio, quanti anziani vi sono ospitati e quanti di loro sono realmente autosufficienti.
Un contributo importante possono darlo i medici di famiglia, se sanno di pazienti ricoverati in strutture non idonee. Ma devono essere a loro volta informati di quante e quali sono le residenze che sono autorizzate soltanto ad offrire un servizio di tipo alberghiero a persone sole che però stanno bene. I Comuni e la zona distretto possono censirle e preoccuparsi di segnalarle ai medici di famiglia e un contributo possiamo darlo noi anche come sindacati che siamo banditi troppo spesso in quel tipo di micro strutture come rappresentanti dei lavoratori, poco ascoltati nel nostro ruolo confederale di tutela generale e non sufficientemente considerati come aiuto nel sistema dei controlli
Dobbiamo poi affrontare però anche la difficoltà di anziani e famiglie a trovare risposte articolate ed economicamente sostenibili ai propri bisogni.
Le buone strutture in grado di accogliere persone non autosufficienti con personale adeguato in costa sono poche ed hanno costi elevati, che chi non bara sui propri redditi ha difficoltà a sostenere.
Rispetto al resto della Toscana, nella nostra asl abbiamo poco più della metà delle risorse destinate altrove all’assistenza domiciliare ed ai ricoveri; in un Comune come Carrara gli anziani che hanno i requisiti richiesti per ricevere il sostegno pubblico in caso di ricovero sono fra 60 e 70: saranno risorse e requisiti un po’ troppo ristretti? E’ ora di fare una programmazione socio-sanitaria seria in una zona che non ne ha mai fatta una. Con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
