Le potenzialità attraverso le quali Carrara può tornare a crescere possono dispiegarsi solo con un nuovo modello di sviluppo sostenibile che tenga in equilibrio le sfere economica, sociale e ambientale. Tale tipo di sviluppo richiede modelli di governo della città conseguenti, fondati sulla partecipazione e su un nuovo patto sociale, in cui il Comune sia il soggetto capace di regolare i conflitti e di gestirli.
Una città sostenibile crea le condizioni perché tutti possano avere buona occupazione, tanto più urgente a Carrara. Il Comune non possiede gli strumenti diretti per creare posti di lavoro ma può contribuire a creare le condizioni perché questo accada.
Il completamento della delocalizzazione nelle aree dell’ex Zona Industriale di una consistente parte del settore lapideo e lo sviluppo delle attività di General Electric nell’area retroportuale hanno profondamente modificato questa realtà e oggi abbiamo il dovere di rendere queste aree volano di sviluppo. Le aree ex Enichem (con l’impegno di Syndial a completare le bonifiche) rappresentano un’opportunità, come anche l’Accordo di Programma fra enti locali, Regione e Governo che mette a disposizione risorse per le bonifiche e la piena integrazione tra le aree industriali e il Porto di Carrara, col progetto waterfront.
Altro punto è il rilancio della produzione artistica: dobbiamo offrire spazi espositivi permanenti per i nostri laboratori, anche liberando spazi pubblici inutilizzati e favorendo l’incontro fra nuove generazioni e “maestri” d’arte, sostenendo l’operazione attraverso sgravi fiscali sulle tasse locali (sia quelle possibili a livello comunale sia utilizzando gli strumenti messi a disposizione del Governo e dalla Regione, ad esempio gli interventi Industria 4.0).
Innovazione, terziario avanzato, startup, economia dell’estetica (cultura, turismo, enogastronomia) e settore fashion sono le opportunità da sviluppare, coinvolgendo il sistema scolastico e formativo, creando tavoli permanenti di concertazione tra amministrazione, rappresentanze sindacali e datoriali, ordini professionali e dirigenze scolastiche.
I temi dello sviluppo e del lavoro si legano poi ad un’altra questione che necessita di risposte chiare e strutturate: l’immigrazione. Integrazione e rafforzamento del pluralismo della comunità sono cardini di progetti di sviluppo collettivo per la crescita non solo della cittadinanza consapevole e della cultura della legalità ma anche per lo sviluppo di una cultura della solidarietà, dell’accoglienza e dell’integrazione, capace di contrastare razzismo, xenofobia e ogni altra forma di fobia discriminatoria. Oltre a ciò, ritengo che l’inserimento lavorativo dei migranti, specie dei rifugiati e richiedenti asilo, in lavori di utilità sociale rappresenti un ulteriore modo di integrazione e un valore aggiunto da non disperdere.
In generale dovremo rimettere in campo una politica di ascolto e condivisione con tutti le parti della comunità: un modo nuovo di vivere l’amministrazione fatto di dialogo e non di scontro, di confronto capace di guardare al bene comune e di rigenerare un tessuto sociale ed economico lacerato. In questo complesso compito, sono convinto che sarà indispensabile anche l’apporto degli Ordini professionali, tra i quali quello dei Consulenti del Lavoro.
Andrea Zanetti
