Una tassa sui robot. Può sembrare assurdo ma a sostenerne l’esigenza è uno tra gli uomini più ricchi (e potenti) del mondo da ormai parecchi anni. E quindi la questione assume contorni diversi.

 

UNA PROVOCAZIONE SOLTANTO IN APPARENZA

Lui è Bill Gates, numero uno di Microsoft. Uno con una capacità comunicativa meno efficace di Steve Jobs, ma la cui opera ha avuto grosso modo lo stesso impatto sulla vita di milioni di persone. E potremmo dire, senza rischio di smentita, sull’intera umanità. Bene, la sua ultima uscita, che somiglia solo in apparenza a una provocazione, ha lasciato sconcertati un po’ tutti: le aziende devono pagare le tasse anche sui robot che vengono utilizzati.

 

SU OGNI DIPENDENTE SI PAGANO LE TASSE, PERCHÉ SUI ROBOT NO?
Il numero uno di Microsoft, Bill Gates

Il fondatore di Microsoft, Bill Gates

«Oggi se un essere umano guadagna 50mila dollari all’anno, lavorando in una fabbrica, deve pagare le imposte. Se un robot svolge gli stessi compiti, dovrebbe essere tassato allo stesso livello», sono le parole esatte di Gates riportate dal Corriere della Sera. «Non ritengo – prosegue – che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale può generare profitti con risparmi sul costo del lavoro».

 

IN QUESTO MODO SI CREEREBBERO FONDI A FAVORE DEI DISOCCUPATI

La questione assume importanza se si riflette sulla graduale ma inarrestabile perdita di posti di lavoro. Sempre più spesso l’attività umana è sostituita da quella automatizzata. Anche nel campo dei servizi. Un trend destinato ovviamente a proseguire e rafforzarsi in futuro. Aumentare il livello di tassazione sulle imprese potrebbe creare risorse da utilizzare per politiche a favore di chi rimane senza lavoro. Qualcuno propone un reddito di cittadinanza europeo, ad esempio.

Tuttavia, ci sarebbe da considerare anche il parere delle aziende, Microsoft evidentemente a parte, che sull’automazione investono tanto anche per gli evidenti risparmi di costo. Tassarle ulteriormente potrebbe non sembrare una soluzione particolarmente geniale. Soprattutto in Italia.

bI mAG