Ancora 24 ore di tempo per capire che posizione prendere e se eventualmente essere pronti a seguire gli scissionisti nel nuovo partito che nascerà a sinistra. La “cosa rossa” come viene definita in attesa di capire quale sarà il nome. Ma a mettere in posizione difensiva i dirigenti carraresi del Partito Democratico, di fatto sfiduciati dalla segreteria regionale, sono le dinamiche nazionali che non sembrano essere sufficientemente chiare da permettere di fare passi in avanti a pochi mesi dal voto. Già perché c’è questo piccolo dettaglio che proprio insignificante non è. Tra pochi mesi si vota e in questo momento il Partito Democratico con le sue lotte interne non è in grado di esprimere un candidato unitario sul quale concentrare gli sforzi. In lizza, come noto, resta Andrea Vannucci a cui è confermato l’appoggio dei dirigenti comunali del partito e di quasi tutti i circoli. Ma i “renziani” forti dell’instabilità nazionale sono pronti a procedere con un loro candidato e con l’attuale coalizione. Una prova di forza, che in sostanza però ribadisce quanto deciso dai vertici regionali del partito, che non va giù alla maggioranza del partito, o almeno a chi vuole portare avanti Vannucci e non stringere accordi con l’attuale maggioranza.

Ecco perché anche se in via Groppini nessuno vuole rilasciare dichiarazioni, entro 24 ore verrà presa la decisione finale che potrebbe anche essere, non è da escludersi, uno slittamento “tecnico” in attesa che Enrico Rossi faccia il passo decisivo con la costituzione di un nuovo movimento a cui unirsi immediatamente e iniziare così la campagna elettorale. A quel punto il partito subirebbe un automatico “rinnovamento” e ci sarebbe la riconferma dell’attuale coalizione mentre Vannucci sarebbe in condizione di annunciare ufficialmente la sua candidatura.