A Carrara è stata la notte della rabbia. Durante il Consiglio comunale aperto dedicato all’alluvione del 5 novembre i cittadini hanno protestato con forza contro i loro rappresentanti e hanno chiesto a più riprese le dimissioni del sindaco e della giunta. La seduta si è aperta con la lettura del documento del movimento dei cittadini che si è insediato a Palazzo civico, con la richiesta di dimissioni del sindaco. Nel documento è contenuta, punto per punto, anche una critica più generale alla gestione della città.
Il sindaco ha preso la parola per dire che “il momento della verità non è ancora arrivato. Non ci saranno più equivoci. Vogliamo costruire un modello che si basi su un presidio dal basso (con riferimento al controllo dei lavori svolti sui vari cantieri lungo gli argini del Carrione, nda). Ora il Comune è su tutti i cantieri”. Il sindaco nel suo discorso ha annunciato di non volersi dimettere e ha incassato l’apoggio della maggioranza, pur con qualche crepa e passo indietro.
Ma più che per il dibattito, il Consiglio comunale notturno sull’alluvione sarà ricordato per il caos, le urla e la bolgia. Doveva essere il luogo del grande confronto tra la cittadinanza, i presidianti e la giunta e invece è stato il posto dove pochi cittadini molto rumorosi – esterni a queste tre componenti – hanno urlato sopra alla voce di tutti.
