Ilcredito ha toccato i minimi termini. Mai è finito così in basso. Nella provincia di Massa Carrara, dopo quattro anni di crisi le piccole imprese stanno soffrendo per la continua mancanza di liquidità. Infatti,  per soddisfare gli ordini e la domanda, devono pagare le forniture, acquistare le materie prime e i servizi,pagare le utenze, onorare gli impegni economici assunti con i propri dipendenti, versare le tasse e i contributi ed è chiaro che senza liquiditàmolte esperienze imprenditoriali rischiano di cessare l’attività. “Con molta tristezza, dobbiamo ricordare che dall’inizio della crisi ad oggi, sono quasi 5.000 le imprese apuane e lunigianesi che hanno fallito e circa un terzo di queste hanno chiuso i battenti per mancati pagamenti. Stiamo ancora attendendo una svolta, ma come sempre il mondo delle imprese è lasciato solo. Politicalocale e istituti Credito, mai come ora, sono lontani anni luce dalle esigenze degli imprenditori. Così facendo – spiega Paolo Ciotti, Direttore Provinciale Cna – stanno contribuendo a mettere in liquidazione le imprese. Le banche hanno badato troppo alla finanza e poco all’economia reale”. Non serve, infatti, il rapporto trimestrale della Banca d’Italia a dimostrare il maggior irrigidimento da parte delle banche, purtroppo ci sono i casi concreti a ricordarcelo ogni giorno. Senza contare che non solo si è avuta solo una contrazione nell’erogazione dei mutui, tanti istituti di credito non trattano neppure più questo “specifico prodotto”. “Stanno ingessando tutto il sistema – analizza ancora Ciotti – senza rendersi conto che generano la fine anche del sistema bancario e della sua funzione primaria di prestare il denaro”.

Micro imprese e banche non riescono più ad andare d’accordo: è questa la “strana” verità. Ma la colpa non è solo della crisi che ha allontanato, rendendo sempre più difficili e tortuosi, i rapporti con l’istituto di fiducia. In tutto questo mondo di relazioni complicate succedono anche delle cose assurde. E’ il caso di un’ azienda specializzata in idraulica di Marina di Carrara, un’impresa sana con 13 dipendenti, nuove commesse acquisite  ed ottime prospettive di sviluppo occupazionale, trovatasi di fronte alla più paradossale delle deviazioni della burocrazia bancaria. Infatti, per colpa dei “tempi tecnici” della Banca, un’importante istituto di credito che opera sul territorio, l’azienda ha pagato una penale sugli interessi pattuiti e si è vista “declassare” il suo rating. Cerchiamo di capire come è andata: la banca di propria iniziativa contatta l’impresa ritenendola cliente meritevole  proponendole un prestito di 100 mila euro con un tasso interessante, che l’azienda  dovrà restituire entro 4 mesi. L’impresa utilizza il finanziamento e in anticipo sui  tempi previsti restituisce il prestito. Pagare di questi tempi è già molto difficile, ma pagare in tempo è un vero lusso. Eppure tutto fila liscio come da copione. I pagamenti avvengono tramite bonifici e tramite assegni bancari. Gli ultimi due tramite bonifico (6mila euro) per cui viene applicata una valuta di 3 giorni, ed assegno. Ma è proprio l’ultimo assegno, quello da 13 mila euro, a saldo dell’intero prestito a scoprire il vaso di Pandora. La valuta dell’assegno, per la Banca, è di 6 giorni tanti bastano per far scattare gli interessi e la spiacevole “minaccia” del declassamento di rating. “Una situazione assurda – conclude Ciotti analizzando il caso – che palesa, ancora una volta, la scarsissima elasticità delle banche nei confronti non solo delle imprese indifficoltà, addirittura delle imprese sane. Ma è la stessa mancanza di chiarezza dell’operazione a far nascere i dubbi nel mondo imprenditoriale. Sembra proprio che queste situazioni siano il frutto di manovre programmate a tavolino, da Istituti di Credito in difficoltà, per fare cassa a discapito degli imprenditori. Siamo stanchi.”