Questa lettera ci è stata recapitata in redazione. Ogni commento è superfluo

Desidero rendere pubblica la mia indignazione riguardo a quella che è stata l’esperienza più indecente, vergognosa, umiliante, squallida, disumana che sia mai capitata alla mia famiglia.
Essendo deceduta mia madre, abbiamo conosciuto, nel modo peggiore, il mondo della cremazione.
Secondo le informazioni ricevute dovevamo essere alle sette al cimitero di Mirteto. Una volta riusciti ad entrare però ci rendiamo conto che l’operatore addetto al forno si era già avviato; a quel punto qualcuno lo ferma dicendoci che potevamo seguire la salma oppure tagliare per il vialetto. Chiaramente abbiamo deciso di seguire la mamma per l’ultima volta.
L’operatore è partito con il carrello ad una velocità del tutto inadeguata alle circostanze, tanto da non riuscire a seguirlo sebbene nessuno di noi abbia problemi di deambulazione. Neanche mio padre ne ha, nonostante sia completamente devastato dal dolore e abbia subito un’angioplastica per un infarto che l’ha colpito sette mesi fa.
Mio cognato ha raggiunto l’addetto, chiedendogli se potesse rallentare, ma si è sentito rispondere che, essendo la prima cremazione e trovandosi da solo, doveva in ogni modo accendere il forno entro un certo orario. Li sentivamo discutere in lontananza, nel buio di un mattino invernale, in un luogo che non conosciamo e illuminato soltanto dalle luci votive. Ad un certo punto non sapevamo addirittura più dove andare.È stato doloroso e profondamente ingiusto vedere mio padre vittima di tanta insensibilità.
È comprensibile che per gli addetti sia normale routine, ma è così difficile capire che dietro ogni salma c’è un universo di dolore che deve essere rispettato sempre e comunque? A questo punto perché dirci di essere lì solo alle sette e chiedere se vogliamo seguirla oppure no?
Ma c’è dell’altro.
Quando il pomeriggio stesso siamo andati a ritirare le ceneri per trasportarle a Turano, eravamo soli nella saletta e ci siamo accorti che la vetrina contenente le urne non era stata chiusa a chiave.Certo, una dimenticanza. Ma chiunque, prima che arrivassimo, avrebbe potuto fare quello che voleva.
E ancora. La tumulazione è avvenuta dieci giorni dopo il funerale. È possibile che ci voglia così tanto tempo? È possibile che si debba prolungare così il dolore per il distacco definitivo a persone già abbastanza distrutte?In un momento così difficile e al tempo stesso intimo e prezioso della nostra vita pensavamo di aver diritto a tutto il rispetto che circostanze simili meritano. Ci è stato tolto anche quello.
Giovanna B.