SI CHIAMA Gianni Rossi, ha 54 anni, abita in via Lunense a Marina ed è un operaio da tempo disoccupato. Questo l’identikit del rapinatore seriale che nelle ultime settimane ha svaligiato, pistola in pugno, ben tre farmacie tra Avenza e Marina. L’uomo è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, tanto che da tempo era finito sulla lista dei sospettati dei carabinieri. Come in ogni poliziesco che si rispetti, anche per questo rapinatore, fatale è stato l’ultimo colpo. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile con i colleghi delle stazioni di Marina e Avenza, grazie a un attento lavoro investigativo sono riusciti a ricostruire non solo il modus operandi del criminale, ma lo hanno arrestato per rapina a mano armata e porto in luogo pubblico di armi clandestine.

E’ BASTATO tornasse nella farmacia di via Casola intorno alle 13 e con una pistola minacciasse la farmaciasta Laura Dell’Orto che è scattato il piano a tavolino dei militari che si sono disposti in determinati posti di blocco e intorno all’abitazione del ricercato. I sospetti dei carabinieri sono stati confermati dopo che Rossi, già conosciuto per i suoi precedenti penali, si era tradito con un sopralluogo preliminare: si era recato in farmacia con abiti che hanno destato i sospetti degli inquirenti.

Gli ulteriori accertamenti tecnici e le indagini condotte in maniera tradizionale con relazioni di servizio, appostamenti, identificazioni, sommarie informazioni, senza spendere un euro per intercettazioni, hanno permesso di braccarlo mentre usciva dalla sua abitazione dove era rientrato per nascondere gli abiti usati per il colpo e di ammanettarlo con un blitz fulmineo. Dalla perquisizione gli uomini dell’Arma hanno trovato sul tetto della casa un borsone con gli indumenti utilizzati per le altre due rapine ed un revolver calibro 22: una scacciacani modificata e per questo clandestina, in perfetta efficienza e con capacità di fuoco. Il tamburo dell’arma non conteneva però munizioni. Messo con le spalle al muro e preso dalla disperazione Rossi si è complimentato con i militari e li ha condotti lungo il tragitto percorso dalla farmacia a casa. Veniva così recuperato anche il giubbino con il cappuccio usato per mascherarsi nella rapina.

Condotto nella caserma di via Chiesa, dopo le formalità di rito è stato portato in carcere a Massa dove stamani sarà interrogato alla presenza del suo difensore Alessio Menconi.
«E’ stato un dramma della disperazione — ha spiegato lo stesso legale —: uno dei tanti casi in linea con i nostri tempi. Rossi aveva chiesto da tempo aiuto a tutti. Tutti gli avevano chiuso le porte in faccia». Rossi vive con un nipote giovane disoccupato e per poter tirare avanti si è inventato questa comoda entrata. Ex operaio dei cantieri navali, era senza lavoro da più di un anno. Da qui la decisione di fare rapine. Aveva avuto un passato burrascoso e sembrava essersi rimesso sulla retta via. «Sono proprio stupito di ritrovarlo in queste condizioni — conferma l’avvocato Menconi —. Tutti credevamo che ce l’avesse fatta. Evidentemente era proprio disperato».

La Nazione