La graduatoria stilata dal “Governance Poll 2012”, che come ogni anno ha misurato per il Sole 24 Ore il grado di consenso mantenuto dai sindaci nel corso del governo della propria città, conferma il continuo calo del gradimento dei primi cittadini, soprattutto delle città più grandi. Fanno eccezione, in genere, i nei eletti, che ancora godono del recente successo: dal sondaggio emerge, infatti, che 8 dei 9 sindaci più amati sono usciti dal turno amministrativo della scorsa primavera. Con il 72% di gradimento dei suoi concittadini il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, è il più stimato d’Italia, seguito dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando (con il 71% dei consensi) e al terzo quello di Agrigento Marco Zambuto. Al quarto posto il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Nelle prime posizioni, oltre a Zambuto e Tosi, si segnalano le perfomance del sindaco comasco Mario Lucini che si attesta al quinto posto e del lucchese Alessandro Tambellini al sesto, seguiti a ruota da Marco Doria (Genova) e Simone Petrangeli (Rieti). Invece non è altrettanto confortante il gradimento per coloro che non sono passati da poco da una campagna elettorale: i sindaci dei capoluoghi di Provincia lasciano per strada 279 punti di consenso rispetto al giorno della loro elezione, con una flessione media del 5%.

“Il dato non è omogeneo su tutto il Paese e la rilevazione non ci dice qual è il gradimento dei cittadini rispetto alle migliaia di sindaci di comuni medie e piccole dimensioni – è il commento di Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana (che rappresenta 168 municipalità montane) e sindaco di Fabbriche di Vallico (Lucca) – L’esperienza diretta mi dice che nelle piccole realtà i primi cittadini sono avvertiti come i referenti principali, se non a volte unici, per la quasi totalità delle problematiche che i territori presentano. E il loro lavoro è mediamente molto apprezzato, nonostante le difficoltà contingenti, in generale a causa della crisi economica e più in particolare al taglio delle risorse statali e ai rincari di imposte locali (penso in primis all’Imu, ma non solo), che i Comuni si sono visti costretti ad applicare”.