Dall’incontro al Viminale tra i ministri Cancellieri e Patroni Griffi e i vertici dell’Upi infatti sono emerse novità interessanti. Come la possibilità, per le città metropolitane, di aggregare territori limitrofi. Possibilità che potrebbe essere inserita nel decreto legge che sarà portato al Consiglio dei ministri martedì o mercoledì prossimi. In questo modo Firenze potrebbe accorpare Prato e Pistoia facendo riaprire spiragli per l’unione Lucca-Massa Carrara. Il comitato pro Lucca capoluogo ringrazia così l’impegno dei parlamentari Marcucci e Mariani (Pd) e Poli (Udc) e Bergamini (Pdl) con i quali è previsto un incontro in settimana. E la mobilitazione lucchese continua con le quasi 900 adesioni al movimento «Terre nòstre» promosso da La Nazione, lo Schermo.it, Noitv e Radio2000 per la difesa dell’autonomia di Lucca. Perché alla fine è questo ciò di cui si parla.
Con la perdita dell’autonomia il nostro territorio rischia infatti di veder sparire numerosi uffici e servizi. E la battaglia, per questo, continua. Una battaglia iniziata ormai alcuni mesi fa nel momento cioè in cui il Governo Monti ha deciso di cancellare gran parte delle province italiane per ridurre i costi della politica e istituzionali. Lucca, secondo il piano del ministro, finirà accorpata con Massa, Pistoia e Prato, con quest’ultima città capoluogo. A questo clima di indecisione ha contribuito il Governatore della Regione Rossi che, spiazzando tutti, ha lanciato la sua personale proposta con tre aree vaste: Lucca sarebbe finita con Massa, Pisa e Livorno, con Pisa capoluogo. Così, in vista del caos politico venutosi a creare con i sindaci di mezza Toscana in fibrillazione (solo Lucca ha assunto toni molto morbidi giudicati a volte quasi remissivi, ndr), è stata creata una commissione in seno al Consiglio delle Autonomie Locali e dalla quale Lucca è stata ingiustamente esclusa. Commissione che avrebbe dovuto studiare una proposta di accorpamenti da far poi votare al consiglio regionale e così far pervenire con forza al Governo che ha l’ultima parola in capitolo.
Al tempo stesso si sono mossi i primi passi per la mobilitazione cittadina e dei politici. Una, che ha visto la realizzazione del profilo Facebook «Terre nòstre», la raccolta di firme e la nascita di un comitato trasversale e bipartisan con personalità politiche, istituzionali e della cultura a sostegno di Lucca capoluogo. La seconda invece ha visto l’approvazione di due ordini del giorno per sostenere l’autonomia del nostro territorio. Ordini del giorno a cui è seguito un vero e proprio «giallo». Perché mentre la Provincia ha approvato un documento chiaro, all’unanimità, dando mandato al presidente Baccelli di sostenere la battaglia per il capoluogo, il Comune si è spaccato a metà: solo il centrosinistra ha approvato un documento con il quale si invitava il sindaco Tambellini a chiedere al Cal di essere inserito nella commissione. Ma perché il «giallo»? Perché la lettera che il Comune aveva detto di aver subito spedito a Firenze per chiedere di entrare di diritto nella commissione, in realtà è stata spedita quasi dieci giorni dopo, dunque con un estremo ritardo che ha fatto apparire la posizione di Lucca come poco convinta sulla necessità di Lucca capoluogo. Un ritardo che ha causato oltretutto diversi mal di pancia all’interno del centrosinistra nonché imbarazzi a causa della frase pronunciata dal capogruppo comunale del Pd Francesco Battistini, che bollava come «campanilismo d’accatto» la difesa dell’autonomia lucchese.
Lo stesso Battistini che però in consiglio comunale si era smentito facendo l’esatto opposto, votando cioè proprio un documento per salvaguardare lo status di capoluogo. A cercare di rasserenare la situazione c’ha provato così l’Unione delle Province che ha avanzato una terza e differente ipotesi che riportava Lucca insieme a Massa-Carrara. La parola, a questo punto, spettava solo al consiglio regionale che, causa anche la spaccatura in seno al Pd, ha deciso di non decidere mantendendo in piedi tutte le ipotesi e lasciando l’ultima parola al Governo. Adesso a tentare il tutto per tutto sono i nostri parlamentari Marcucci e Mariani con la lettera inviata al ministro Patroni Griffi.
da La Nazione
