Dalla recente nota del coordinamento regionale del PD, (un organismo neanche citato sul sito web del PD Toscana), e dalla presa di posizione dell’Assessore alle riforme Nencini si evince che l’importante sono i confini; i contenuti “seguiranno”. E’ la palese mancanza di una visione politica della questione dove si dimentica qual è lo scopo del “riordino” dell’ente Provincia: perché si tratta appunto di “ordinare nuovamente”.

Mettere al primo posto la individuazione delle funzioni, oltre offrire una prospettiva più certa agli attuali dipendenti, rappresenta il cuore della proposta di riordino poiché essa dovrebbe implicitamente riflettere la visione politica, sociale, economica da declinarsi nella veste amministrativa ed istituzionale e, quindi, orientare anche l’individuazione dei confini geografici.

La Regione questo non lo sta facendo. In mancanza di questo approccio, anche volendo scendere sulla questione “geografica”, non si capisce il desiderio di voler “essere più realisti del re”. Il Governo non dice che in Toscana ci vogliono 3 Province. In prima battuta infatti i requisiti fissati “salverebbero” solo Firenze. Al secondo “passaggio”, con la previsione di accorpamenti, essi verrebbero raggiunti insieme da Massa Carrara e Lucca, Livorno e Pisa, Grosseto e Siena. Sono le “anomalie” di Arezzo, Prato e Pistoia a delineare, per aggiunzioni improprie, 3 maxiprovince. Scendere dalle attuali 10 Province a 5, non tradirebbe comunque lo spirito di riduzione e di risparmio del decreto governativo e, nella situazione attuale, appare come la soluzione più graduale.

Il comportamento furbesco del coordinamento regionale del PD di dare “un colpo al cerchio ed uno alla botte”, (da un lato si critica Rossi per avere acceso la miccia della polemica sui capoluoghi, dall’altro ci si appiattisce alla sua posizione di 3 province “aree vaste”), rappresenta l’abdicazione ad avere un vero Progetto del nuovo Ente intermedio, che implica anche considerazioni sul ruolo di altri soggetti che stanno nella “terra di mezzo” quali gli ATO, i Consorzi di Bonifica, ecc.

In tutto questo c’è approssimazione, presunto decisionismo, accondiscendenza nei confronti “di chi conta” ed anche, diciamolo, un tanto di mentalità centralista in molti rappresentanti di governo della Regione Toscana. Di rado, questa si accompagna all’efficacia: la soppressione delle APT e la centralizzazione fiorentina per esempio, senza rimpiangere certo un abuso di “missioni e torpedoni”, ha peggiorato la promozione turistica in Toscana.

Siamo di fronte ad un ulteriore esempio della politica degli equilibri, delle caselle, degli accomodamenti per obiettivi che poco c’entrano con il “riordino” dell’Ente Provincia. E’ ancora una politica tutta giocata sull’immediato, con una visone monca sul futuro.

Paolo Baldini
Assessore sviluppo economico