Viene subito in mente un titolo shakespeariano famoso per descrivere la “rivoluzione” del digitale terrestre: molto rumore per nulla. Sono passati ben quattro anni da quando, per la prima volta, si è imposto agli italiani di passare dalla televisione analogica a quella digitale, ma i disagi non sono affatto terminati, anzi molte persone si lamentano per diversi motivi. I vantaggi del sistema digitale sono stati ricordati più volte, in particolare il maggior numero di canali a disposizione e una migliore qualità dell’immagine, ma gli svantaggi esistono eccome.

Ad esempio, mentre il segnale analogico poteva essere ricevuto in ogni caso, anche quando non era perfetto, per quello digitale non ci sono mezze misure, o è perfetto oppure non esiste affatto. Le ultime regioni che sono state interessate da questa novità si trovano al Sud: in Sicilia, un quinto della popolazione non riceve il segnale a un mese di distanza dallo switch-off, mentre in Puglia e in Sardegna (ho sperimentato personalmente queste difficoltà nel caso dell’isola) la ricezione è spesso pessima.

Gli altri problemi sono presto detti. In particolare, molti canali tendono a scomparire da un momento all’altro e le voci risultano spezzate: il numero verde del Ministero dello Sviluppo Economico è sottoposto a un intenso lavoro, tanto che nell’ultimo anno vi sono state circa 270mila chiamate, di cui 52mila per assistenza tecnica. Secondo lo stesso ministero, le chiamate in questione sono diminuite, ma a dire il vero i problemi non sono stati risolti del tutto, come messo in luce dall’Agcom (l’Autorità Garante delle Comunicazioni).

Nonostante tutti questi punti critici, il governo va direttamente all’incasso: con la rivoluzione digitale, infatti, si potranno mettere in bilancio ben 2,4 miliardi di euro, grazie soprattutto alla vendita di alcune frequenze per la banda larga. Insomma, questa rivoluzione mancata sta creando un vero e proprio paradosso, il rimpianto dei vecchi televisori.