Dopo il Corriere Fiorentino, anche Il Fatto Quotidiano si scatena dipingendo un ritratto impietoso di tutta la Provincia di Massa-Carrara, dall’Asl al Cermec, fino allo scandalo del cimitero di Mirteto. Ma soprattutto, anche qui, la Strada dei Marmi viene letteralmente vivisezionata dal quotidiano più vicino alla magistratura e all’Idv. Non è un caso forse che Diego Pretini, autore dell’articolo, riporti le prese di posizione in merito sollevate dalla candidata sindaco Claudia Bienaimé, appartenente propri alla lista dell’Italia dei Valori. In ogni caso, affiliazioni politiche o no, è un fatto che il quotidiano tratti con precisione le presunte affiliazioni mafiose che avrebbero “lavorato” all’interno della grande opera. “Secondo la relazione annuale 2011 della Direzione Nazionale Antimafia”, riporta Pretini, “proprio il secondo lotto della Strada ha avuto più di un’attenzione da imprese sospette. “Non si possono tacere – si legge nel rapporto – le risultanze degli accertamenti esperiti dalla Dia di Firenze a seguito di accesso ispettivo ai cantieri”. Le verifiche della direzione investigativa toscana avrebbero riscontrato infatti, secondo il rapporto, “la possibile sussistenza del pericolo di infiltrazioni tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’attività delle imprese”. E Il Fatto Quotidiano non teme nomi né particolari e indica la consorteria Comberati-Garofalo, la ‘ndrina di Petilia Policastro della provincia di Crotone, come ricollegabile alle aziende che hanno lavorato alla Strada dei Marmi soprattutto quando si trattò di movimentare terreni. Ma le accuse non si fermano qui, e Pretini approfondisce: “La Dia segnala anche la “costante presenza” dei membri della famiglia Sicilia (ritenuti affiliati ai Comberati-Garofalo) e la “non episodica partecipazione ai lavori” della famiglia Marino, proprietaria di due società già sottoposte a provvedimenti interdittivi del prefetto di Reggio Calabria. Infine la Dia di Firenze ha registrato la partecipazione ai lavori di una società riconducibile a Giuseppe Ceravolo, arrestato nel 2010 su disposizione del gip di Reggio per associazione mafiosa”. Oltre a ciò il quotidiano, oltre a mettere all’indice il premio di accelerazione all’azienda e il prolungamento dell’esistenza della Progetto Carrara fino al 2100, fa le pulci anche all’ingegner Gaetano Farro, responsabile del progetto, ricordando il suo patteggiamento di un anno e 5 mesi per disastro colposo e omicidio colposo in concorso nel processo per la cosiddetta “strage di Secondigliano” del 23 gennaio 1996, in cui persero la vita 12 persone.
