Se l’IDV, sollecitando delucidazioni in merito al processo produttivo, sottolinea quanto la Provincia apuana abbia già pagato pesantemente in termini di bonifiche mancate e di patologie tumorali, le associazioni redigono un’istanza di accesso per ottenere la documentazione presente in Regione circa il Nuovo Pignone. La richiesta appena inviata al Presidente Enrico Rossi, al Dipartimento delle Politiche territoriali regionale e all’Assessore all’Ambiente ed Energia Anna Rita Bramerini, proviene dalle associazioni dalla sezione apuo-lunense di Italia Nostra e Amare Marina, nonché da Campeggio Italia di Marina di Massa. “L’accordo di programma stilato con la Regione”, recita l’istanza, “prevede la realizzazione di piazzali e attrezzature nell’area retro portuale di Marina di Carrara per l’assemblaggio, la movimentazione, lo stoccaggio e l’eventuale collaudo di grandi manufatti”. Poiché sarebbe  pervenuta notizia che il collaudo avverrà in loco, provocando l’immissione in atmosfera di numerose sostanze inquinanti nocive o velenose, le associazioni chiedono di poter ottenere copia della documentazione a riguardo. La natura della sostanze che rischierebbero di essere sprigionate durante la lavorazione dell’impianto infatti, sarebbero elencate in un documento già redatto e trasmesso alla Regione, ma non reso pubblico: studio della ricaduta al suolo delle emissioni derivanti dall’attività di collaudo finale eseguite presso l’area di montaggio e collaudo dello stabilimento Nuova Pignone di Massa. “E’ evidente”, concludono associazioni e Campeggio Italia “che la vera fase a rischio per la salute dei cittadini, è rappresentata proprio dagli “eventuali collaudi” che implicano grandi emissioni di fumi tossici concentrate in tempi brevi e di fatto incontrollabili”.