“Anche questo terremoto è legato al movimento della placca Adriatica, che in questi ultimi mesi si sta facendo un po’ più intenso”, ha osservato il sismologo Alessandro Amato, dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). “Al momento – ha rilevato – non ci sono però dati storici sufficienti per interpretare con maggior precisione il fenomeno in corso”. E’ invece ben noto il modo in cui la placca Adriatica si muove: a Nord-Est spinge verso l’Europa e in questo movimento scorre sotto le Alpi, generando terremoti nella zona di Verona e poi verso il Friuli e le Prealpi; scendendo in direzione Sud, invece, si piega gradualmente sotto l’Appennino, inarcandosi a causa della sua rigidità. E’ stato questo movimento a generare il terremoto nel Reggiano, in un’area più vicina alla pianura e con una pericolosità sismica classificata come medio-bassa, così come oggi ha colpito un’area più vicina ai rilievi e classificata con una pericolosità medio-alta.
“Il livello di pericolosità attribuito ad una zona è quello rispetto al quale è opportuno essere preparati in qualsiasi momento, indipendentemente dal verificarsi o meno di terremoti o sequenze”, ha osservato la sismologa Giovanna Cultrera, dell’Ingv. La stessa rigidità della placca ha favorito la propagazione dell’energia. Allo stesso fenomeno ha contribuito la notevole profondità del terremoto, grazie alla quale le onde sismiche si sono attenuate, riducendo il risentimento del sisma in superficie.
