Classe 1938, Pedro, come veniva confidenzialmente chiamato, nato a Miseglia il 17 ottobre, se a 16 anni comincia a lavorare in cava a fianco del nonno, a 19 inizia la sua attività politica e sindacale. È fra i fondatori del consiglio di fabbrica Edili e contribuisce a lanciare una coscienza antinfortunistica nei cantieri. Chiamato al lavoro a tempo pieno dal sindacato Confederale, segue i Lavoratori del Mare. Organizza tre giorni di sciopero per i marittimi delle navi cartiera di Arbatax; facendo sequestrare navi battenti bandiera ombra, e ponendo un argine al supersfruttamento della categoria. Chiamato alla sede centrale, e causa una malattia del funzionario che seguiva il settore marmo, viene indicato provvisoriamente di occuparsi di tale ambito lavorativo. Questa “provvisorietà” lo ha visto fino all’ultimo dei suoi giorni attivista col Cobas del Marmo. È negli anni ’80 che Pedrazzi si avvicinò molto al movimento anarchico carrarese e da allora il suo cammino seguitò al fianco di quei nuovi compagni di strada. Oggi, alla notizia delle sua morte, moltissimi i messaggi in rete; chi lo ricorda per la sua dedizione e posta la sua immagine accanto alla bandiera rossonera, dal Germinal Fai a Primo Maggio Anarchico, a Internazionale fino al ricordo di Gino Ancona, Segretario generale del Sindacato Usi Arti e Mestieri che afferma con rimpianto: “Mi duole annunciare la scomparsa del Compagno Giovanni Pedrazzi di Carrara l’anima del COBAS Marmo. Lui che aveva sperato di riportare l’Unione Sindacale Italiana a Carrara e tra i cavatori ma USI non è più quella di Alberto Meschi e i cavatori han preferito altro”… Qualcun’altro amaramente si chiede: “Oggi quanti di coloro che vengono adottati come riferimento per la difesa dei lavoratori, si sentono come lui addosso ”la pelle dei lavoratori stessi ? I funerali, anarchici e senza fiori come da lui espressamente richiesto, si svolgeranno domani, partendo dall’obitorio alle 9 per arrivare davanti alla sede dei Cobas e partire per Genova dove il corpo sarà cremato.
