Molte le questioni d’inquinamento ambientale nel Bel Paese e ben 57, classificate come Sin, le più pericolose, a causa della gravità della contaminazione cui sono state esposte. I Siti d’Interesse Nazionale coprono il 3% del territorio italiano, interessando oltre 300 Comuni, e sono destinati ad interventi e finanziamenti speciali per la bonifica di 1.800 km2 di aree marine, e lacustri e 5.500 di aree terrestri. Insomma circa 9 milioni di persone rischierebbero gravi e spesso irreversibili danni alla propria salute: tra questi ci sono gli abitanti della costa apuana, dato che da 11 anni la zona industriale situata tra Massa e Carrara vi è stata inserita. Da Futuro e Libertà per l’Italia si lancia l’allarme: “La mancata bonifica del Sin apuano è un esempio lampante dell’inadeguatezza della gestione di simili aree”, afferma il portavoce carrarese David Chiappuella, “improvvisamente, questa è stata liberata dai vincoli e dichiarata utilizzabile per le attività produttive da Firenze e da Roma”. Nonostante l’assenza di attività di disinquinamento, denuncia Fli, il Ministero dello sviluppo economico, si sarebbe addirittura detto disponibile a versare 15 milioni per reindustrializzare l’area, lasciando alle singole aziende la possibilità di usare i fondi necessari per la messa in sicurezza, cercando transazioni particolari, in modo da poter essere svicolate da altri obblighi. Si prospetterebbe quindi il rischio che le attività di bonifica vengano affidate a privati, interessati soprattutto a far presto e a risparmiare. “Insomma”, afferma Chiappuella, “di colpo, le aree, inquinate come prima, e su una falda acquifera piena di veleni, sono diventate utilizzabili per accordi politici e decreti, e potranno tornare ad accogliere industrie e lavoratori. E ciò proprio quando i dati sul pesante impatto sanitario delle mancate bonifiche, con almeno 10 mila morti attribuite alla contaminazione, cominciano ad essere accessibili”. A portare a queste “scorciatoie” pericolose per salute ed ambiente sarebbero soprattutto le ipotesi di condono del 2009. Le bonifiche potrebbero invece favorire innovazione, occupazione e salvaguardare il territorio. Per trasformarle da problema ad opportunità però, avvertono i finiani, alcuni passaggi sarebbero obbligati: “la fine della gestione emergenziale; l’abolizione dell’articolo che favorisce condoni, un Piano Nazionale per le bonifiche dei SIN mirando ad efficienza e sostenibilità; certezza sulle risorse finanziarie, infine confronto con cittadini, sindacati e associazioni ambientaliste”.