Era l’8 ottobre del 2008, quando le organizzazioni sindacali e le Rsu dei lavoratori Eaton furono chiamate all’associazione industriali per un incontro urgente, che avrebbe segnato per sempre la loro vita. In quell’occasione la multinazionale americana comunicò ufficialmente la dismissione del sito produttivo di Massa e il relativo abbandono del  territorio. Fu una doccia freddissima, a cui nessuno dei presenti era preparato.  La motivazione della decisione presa dall’azienda, senza consultare le parti in causa, come usa fare in Italia, ma non in America,  fu spiegata ad una platea attonita adducendo alla perdita di una importante commessa FIAT, relativa alla realizzazione delle punterie meccaniche, vero core business dello stabilimento massese, peraltro per molti anni ai vertici mondiali della produzione Eaton.  Solo successivamente, i lavoratori, la Rsu, i sindacati e le istituzioni seppero che la Eaton non aveva alcuna intenzione di riprendersi “in loco”, ma avrebbe spostato la sua produzione in Polonia, nonostante operasse in Provincia di Massa Carrara da oltre venti anni, con l’impiego, ai tempi d’oro,  di circa 500 unità, tra diretti ed indotto. Sono passati tre anni da quella assemblea all’associazione industriali: in mezzo ci sta la chiusura della fabbrica il 15 dicembre 2008, i due anni di cassa integrazione straordinaria, il licenziamento, l’occupazione della fabbrica il 6 ottobre 2010, gli scontri in autostrada durante la manifestazione dei lavoratori, due cause di lavoro contro la Eaton, decine di tavoli istituzionali al ministero dello sviluppo economico, lacrime e rassegnazione, fino ad arrivare agli ultimi atti di forza della multinazionale, che prima ha chiuso fuori i lavoratori dalla fabbrica, poi ha eliminato qualsiasi ricordo del passaggio dei suoi ex operai dentro e fuori dai capannoni.