Su di loro gravita un debito che secondo  banlkitalia nel 2010 ammontava  a 41 miliardi e 690 milioni di euro, ma le regioni che con i comuni e le province si sono mobilitate in questi mesi contro i tagli del governo, pare che tanto male non stiano. La copaff, commissione per l’attuazione del federalismo fiscale ha infatti pubblicato una ricognizione  dei conti delle regioni, dalla quale emergono differenze profonde tra regioni spendaccione e regioni virtuose. Ma che tutto sommato mostra come i governatori finora siano riusciti a far quadrare i bilanci nonostante la voragine di spesa sanitaria, guarda caso, esplosa in molte regioni. Nel 2010 le regioni hanno speso 174 miliardi e 238 milioni di euro, di cui 112 miliardi in sanità. Anche le entrare però sono state robuste e hanno più che compensato le uscite secondo la copaff: 43 miliardi di tributi propri, tra imposte regionali e addizionale irpef, 57 miliardi dalla compartecipazione delle imposte statali come l’Iva, 17, 5 miliardi da roma e dall’unione europea e 40 miliardi di così detti incassi speciali. Insomma le regioni hanno incassato circa 211 miliardi di euro e  la differenza tra le entrate e le uscite è stata positiva  per circa 37 miliardi di euro. Le voci di spesa sono altrettanto interessanti: la Toscana ha speso 157 milioni di euro per il suo personale, la regione che spende di più è la sicilia e quella che spende meno è la Liguria con 55 milioni euro l’anno. La toscana ha speso 579 milioni  per i trasporti pubblici, la cifra più alta dopo campania, Lombardia  e Piemonte. Per l’istruzione la toscana ha speso 140 milioni di euro, poco rispetto a Trento che ne ha spesi 673 milioni. Infine per la sanità le cifre si alzano vertiginosamente: la toscana ha speso nel 2010 6 miliardi e 924 milioni di euro in servizi sanitari, una delle  cifre più alte a livello nazionale anche se la superano regioni in cui la spesa sanitaria ha toccato i 17 miliardi di euro. Agli esperti stabilire se le regioni godono di buona salute o no.