Nuova spaccatura tra i sindacati di categoria impegnati nella vertenza Nca: questa mattina era in programma il vertice con l’azienda sulla procedura di mobilità, congelata lo scorso 21 giugno dopo l’intervento delle istituzioni locali e della regione per bloccare le ventilate ipotesi di esuberi “forzati” da parte della dirigenza. E se nelle ultime settimane Fim, Fiom e Uilm avevano affermato all’unisono che qualsiasi procedura di mobilità avrebbe dovuto essere solo ed esclusivamente su base volontaria, questa mattina la coesione sindacale si è rotta sull’individuazione di garanzie che consentano anche per il futuro di evitare azioni unilaterali da parte dell’azienda. “La garanzie che non ci saranno esuberi forzati ma solo incentivi all’esodo è scritta nel protocollo d’intesa che abbiamo firmato con il governo, questo ci basta”, hanno dichiarato all’unisono Marco Battistini e Giancarlo Leorin, segretari provinciali rispettivamente di Fim e Uilm, le due sigle che hanno sottoscritto l’accordo sulla mobilità. “Abbiamo discusso per ore nel tentativo di trovare una soluzione che ci permettesse di rimanere uniti, ma non è stato possibile”, ha aggiunto Battistini, senza nascondere il suo rammarico per la nuova spaccatura. “Il protocollo garantisce che anche eventuali nuove procedure di mobilità saranno su base volontaria e ulteriori rassicurazioni in questo senso ci sono arrivate dalle istituzioni locali”, ha ribadito Leorin, in riferimento all’incontro con i rappresentanti di comuni e provincia apuana che ha avuto luogo ieri sera, e che ha ribadito il no agli esuberi forzati anche da parte delle amministrazioni locali. “Non possiamo firmare accordi che non garantiscono chi resta in fabbrica”, ha dichiarato invece Alessandro Miccio, segretario di Fiom, spiegando che la spaccatura nasce non solo dalla mancanza di garanzie concrete per il futuro, ma anche dall’indisponibilità da parte dell’azienda a concedere ai sindacati il tempo necessario a organizzare una consultazione con i dipendenti. “Avevamo chiesto di sottoporre l’accordo sulla mobilità all’assemblea dei lavoratori ma i dirigenti ci hanno detto che, in questo caso, avrebbero fatto saltare dopodomani l’annunciata presentazione del piano di riorganizzazione aziendale”, ha spiegato ancora Miccio. Insomma un tira e molla tra Fiom e azienda che ha spinto i metalmeccanici della Cgil ad abbandonare la trattativa: “Siamo preoccupati, non solo perché in futuro l’azienda potrebbe decidere di aprire unilateralmente nuovi iter di mobilità ma perché temiamo che anche questa procedura, che punta a tagliare 40 posti di lavoro, possa subire delle forzature”, ha aggiunto Miccio. Il timore della Fiom è che non trovando 40 adesioni volontarie, l’azienda inizi a fare pressioni più o meno forti sui lavoratori, per convincerli ad aderire alla mobilità.
