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Abrogazione delle norme per l’affidamento e gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica: questa è l’esatta dicitura sulla scheda rossa del referendum del 12 e 13 giugno. Non si tratta di una privatizzazione dell’acqua, impossibile per legge in quanto bene primario, ma di una regolamentazione delle società municipalizzate. Hanno fatto chiarezza i due consiglieri comunali Andrea Giusti e Giancarlo Casotti che, anche a livello locale, hanno costituito il comitato bipartisan per il “no”. Si presenteranno alle urne, ma lasceranno da parte le prime due schede, rossa e gialla, che riguardano l’acqua. Perché se si dovesse raggiungere il quorum, le partecipate non avranno un supervisore e non saranno inseriti quei paletti previsti dal decreto Ronchi.
Il decreto prevede l’ingresso di un privato con una quota non inferiore al 40% che gestirà e risponderà del servizio, ma sarà l’ente pubblico a definire in un bando il contesto, le tariffe e i servizi da erogare alla popolazione. E non saranno più i cittadini a dover pagare eventuali ricapitalizzazioni con l’aumento dei costi.
Con il sì, spiegano i promotori, sarà eliminata la possibilità che il gestore del servizio idrico sia individuato dall’ente pubblico con una gara ad evidenza pubblica a cui possono partecipare soggetti privati, pubblici o misti e che ne controlli l’operato.
