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Il territorio non è più quello di trent’anni fa, le costruzioni, l’abusivismo e il cambiamento climatico ci hanno messi di fronte a degli eventi imprevedibili e disastrosi. Tra il gennaio 2009 e novembre 2010 il comune di Massa sono stati dichiarati tre stati di emergenza nazionale, per l’ultimo dei quali, le frane di Ognissanti, è stato riconosciuto dal governo lo stato di calamità. Per evitare che si ripetano altre tragedie gli enti hanno predisposto una serie di interventi, ed il comune di Massa li ha inseriti nel piano di mitigazione di rischio idrogeologico. Una relazione di poco più di 20 pagine che comprende le ordinanze e gli atti adottati relativi a quegli eventi, ma soprattutto uno studio del territorio del Candia, di Casette, di Pariana, di Forno. Le aree più a rischio. Non è compreso Lavacchio nella relazione perché un apposito studio è stato fatto dai tecnici della Regione Toscana.
2 milioni e 200 mila euro sono stati spesi per i 115 interventi di somma urgenza effettuati dal comune di Massa. Ci sono altri 19 interventi urgenti programmati per 8 milioni e 800 mila euro, alcuni già finanziati e in fase di gara, altri in corso di finanziamento, che saranno effettuati da comune, provincia e comunità montana. A questi si aggiungono, notizia di oggi anticipata dal responsabile protezione civile Barbieri, un progetto della provincia sul torrente Cocombola a Romagnano da un milione e mezzo ed un altro milione di interventi di forestazione. Anche in questo caso, alcuni sono stati finanziati tramite il piano di sviluppo rurale della comunità europea, per altri sono stati richiesti i POR regionali. L’intervento più consistente riguarda naturalmente la zona di Lavacchio; poi il terzo lotto di Gaudine e la messa in sicurezza di Casette e del Candia. Una volta ultimati questi ultimi diventerà importante anche la sistemazione dei Ponti sul Ricortola. I tempi? “Più stretti possibili”, parola dell’assessore Vivoli.
