Non vuole essere ripreso in volto, né che il suo nome sia pubblicato, ma solo che le cose che ha da dire vengano divulgate il più possibile, perché – afferma a microfoni spenti – le colpe non sono tutte le nostre. Lo dice uno dei soci della Nuova Caprice, la società proprietaria di parte del Politeama: la dichiarazione, o meglio lo sfogo, avviene a microfoni spenti, al tribunale di Massa, mentre in aula è in corso l’udienza preliminare sul crollo del giugno del 2008. Chi parla non solo è uno dei responsabili della società imputata nel processo, ma è anche il titolare di alcuni degli appartamenti crollati a inizio marzo nell’ala di via Roma. E mentre il giudice Giuseppe Laghezza respinge la richiesta avanzata proprio dai legali della Caprice di ripetere le perizie per accertare le cause del crollo e rinvia il processo al prossimo 12 luglio, nei corridoi della procura a indossare i panni del difensore della controversa società è proprio uno dei suoi titolari: “Noi abbiamo venduto la parte centrale allo stato grezzo – racconta il socio – sono i proprietari che hanno eseguito i lavori”. La questione è tutta qui: chi è stato a sovraccaricare in modo eccessivo il palazzo di Piazza Matteotti con una serie di opere edili quanto meno contestabili? Secondo il socio della Nuova Caprice non ci sono dubbi: “La nostra società ha effettuato i lavori sullo scalone e sugli ascensori, quelli che portano dagli Anarchici e poi due appartamenti, quelli sopra il Bar, lato Massa”, afferma l’uomo, sostenendo che questi interventi non hanno nulla a che fare con il cedimento della colonna, situata nell’atrio centrale del palazzo. Peccato che sia bar, il Caffè del Teatro, sia il salone utilizzato dal Fai, sorgano proprio nella parte centrale della struttura, la stessa dove si sono registrati i danni alle colonne. “Noi con la vecchia caprice non centriamo nulla – prosegue – certo, anche loro se hanno sbagliato, erano sicuramente in buona fede”. Ma lo sfogo non si limita al crollo del 2008, quello oggetto del procedimento penale: anche su quanto accaduto sul lato Via Roma, dove a inizio marzo sono crollati 3 solai, il nostro interlocutore ha molto da dire. “Siamo pronti a iniziare i lavori di ricostruzione subito – afferma il socio della Nuova Caprice, che nel 2004 ha effettuato alcune opere edili proprio su questa parte dell’edificio. “Sì siamo intervenuti ma avevamo i permessi, era tutto in regola”, racconta l’uomo che però spiega che adesso l’urgenza è un’altra. “Basta con i puntelli, costano tanto e non servono a nulla. Noi della Nuova caprice siamo pronti a demolire e ricostruire. Lasciamo i muri esterni e rifacciamo tutto nuovo. Poi vendiamo, ma subito, perché altrimenti andiamo tutti in fallimento”. Uno spettro, quello del fallimento della società temuto non solo dai suoi titolari, ma anche da molti di coloro che hanno a cuore, senza interessi diretti, le sorti del Politeama: secondo qualcuno infatti, nel momento in cui fosse chiamata a pagare il conto dei danni arrecati al palazzo, la Caprice potrebbe usare proprio il fallimento come un escamotage per sottrarsi ai suoi doveri, magari avendo già posto al riparo i beni di cui dispone.
