Dopo essere stato tirato in ballo dai medici di ostetricia e ginecologia di Massa, che in una lettera hanno avvallato la scelta della regione di chiudere il punto nascite di Pontremoli, Jacopo Ferri risponde e difende le sue posizioni. In primis, il consigliere regionale del Pdl invita i dottori a recarsi a Pontremoli per un dibattito pubblico sul tema del Punto Nascite. “Si presentino i 19 firmatari, guidati dal primario Migliorini, dichiara Ferri, che precisa anche la scelta sua e della moglie di andare a partorire a Parma in occasione delle tre gravidanze della donna. Scelta motivata, in primis, dal fatto che la moglie è vissuta a Parma fino a che non si è sposata e lì ha rapporti di fiducia con i medici; inoltre per il fatto che a Pontremoli non sia possibile utilizzare il servizio di parto in analgesia, l’epidurale, presente tra l’altro anche all’Opa di Montignoso. Secondo Ferri, anche la Regione e l’Asl hanno in qualche modo ostacolato il punto nascite lunigianese, negando ad esempio il parto in analgesia, concesso un po’ ovunque. Una modalità richiesta dal 90% delle donne; un servizio che a Bibbiena ha garantito un incremento dei parti di circa il 20%; e sempre a Pontremoli dice Ferri, non c’è stata un’adeguata pubblicizzazione o sostegno al reparto perché fosse utilizzato maggiormente dai lunigianesi e non c’è stata sufficiente attenzione ai lavori di ristrutturazione delle sale operatorie del 2007. Se non fosse stato per la straordinaria abnegazione del personale, per l’impegno del Comitato pro Ospedale e di Paola Fanti, per la difesa messa in campo dalla gente e dalle amministrazioni, conclude Ferri, probabilmente la Regione, l’Ausl sarebbero giunti prima alla chiusura del presidio, senza chiamare in causa la mancanza di sicurezza della struttura. Sicurezza che, secondo Ferri, è discutibile anche a Montignoso. Infine, sui denari di ferri spesi in altra regione, il consigliere replica dicendo che, oltre a voler condividere in pieno una scelta della moglie, continua a preferire Parma a Montignoso.