L’indagine della commissione d’inchiesta  parlamentare contro gli sprechi nella sanità apuana si è quasi conclusa ed entro fine mese verranno ascoltati sia l’ex direttore generale della Asl1 Antonio Delvino, sia l’assessore regionale Daniela Scaramuccia. Ma intanto l’On Lucio Barani, membro della commissione, snocciola alcune anticipazioni, durante la trasmissione televisiva di Antenna3 Logos, che stanno suscitando numerose  polemiche. Secondo Barani, Delvino sarebbe stato “fatto fuori”, con la “scusa” del buco di bilancio, per aver “intaccato” alcuni punti caldi della sanità e della politica locale: le cooperative socio- sanitarie e l’ospedale unico. Tutto ruota attorno, però,  alla bonifica del sito di Viale Mattei: la Cosat, società che ha l’incarico di costruire in project l’ospedale, è obbligata a chiedere la caratterizzazione del sito, perché inserito nel Sin; chiede alla società Ambiente di effettuare queste analisi; l’Arpat, come ente di controllo, è tenuta ad effettuare a sua volte le analisi che danno risultati diversi da quelle di Ambiente. Sia Arpat che Ambiente confermano questa versione. In pratica si tratta di una questione di carattere tecnico e di due metodiche analitiche differenti utilizzate dai due soggetti. Fatto sta che per Ambiente si supera il livello di idrocarburi in alcuni punti del sito e per Arpat no. La discussione arriva al Ministero dell’Ambiente e dopo numerosi tavoli tecnici, l’Ispra, ente ministeriale, stabilisce che la metodologia corretta è quella utilizzata da Ambiente e che, dunque, quel sito può ritenersi inquinato. A quel punto la Cosat formulò una richiesta all’ex direttore Delvino per effettuare la bonifica sul sito, chiedendo 3 milioni di euro all’ente pubblico: “ E’ vero che non autorizzai l’effettuazione della bonifica sulla base della prima richiesta formulata dalla COSAT_  conferma Delvino_ perché mi sembrò molto onerosa e  perché non era sostenuta da una documentazione analitica; pervenne, dopo poche settimane una seconda proposta, significativamente inferiore, dal punto di vista economico”. A chiarire la situazione ci pensa Iacopo Tinti, responsabile del settore bonifica per Ambiente srl: “E’ vero le nostre analisi sugli idrocarburi risultarono diverse da quelle di Arpat; una determina del Ministero dell’Ambiente ci diede ragione; dopo la caratterizzazione presentammo a Cosat un progetto di bonifica, che valeva sulla carta 1,5 milioni di euro. Quanto abbia chiesto la Cosat a Delvino noi non possiamo saperlo. Inoltre quel progetto è stato prescritto e il Ministero ci ha chiesto l’analisi di rischio, ovvero una rivisitazione del progetto, dopo il quale la bonifica, certamente parziale, costerà circa 700 mila euro”. In tutto questo il comune di Massa non compare mai, non essendo il soggetto deputato a decidere né i controlli, né le consulenze, né il costo dei progetti: eppure l’On Barani accusa pesantemente il sindaco di Massa Roberto Pucci di essere il responsabile della “defenestrazione” di Delvino e dichiara di possedere, come commissione parlamentare, un documento che “incastrerebbe” Pucci in questo senso. “Lo sfido a consegnarli alla stampa_ risponde Pucci_ a renderli pubblici questi documenti se ci sono; non ho timori; non ho mai chiesto la testa di Delvino e sul sito e la bonifica il comune di Massa non ha nessun potere”.