Si è concluso con l’assoluzione piena dell’imputato il processo per diffamazione intentato da Vittorio Emanuele contro il cantante anarchico Joe Fallisi. Oggi l’udienza decisiva, davanti al giudice di pace Rino Tortorella, dove era attesa la testimonianza dell’erede di casa Savoia, che però non si è presentato: il caso, lo ricordiamo, era scaturito da un intervento di Fallisi a una commemorazione di Gaetano Breschi, organizzata nel luglio del 2003 dagli anarchici carraresi nei giardini del cimitero di Turigliano. In quell’occasione il cantante aveva ricordato l’omicidio avvenuto al largo dell’Isola di Cavallo nell’agosto del 1978, quando un colpo di arma da fuoco sparato dalla barca di Vittorio Emanuele aveva ucciso un giovane tedesco. Stamani, per la quarta volta, era attesa in aula la ex testa coronata, che come nelle occasioni precedenti non si è presentato, avvalendosi del fatto di avere la residenza all’estero e che il giudice di pace carrarese non aveva emanato una rogatoria internazionale per obbligarlo a comparire. E dopo una prima parte di dibattito, incentrata proprio sull’assenza di Vittorio Emanuele, i legali delle parti sono passati a confrontarsi sul merito della vicenda, ovvero se le parole pronunciate da Fallisi fossero diffamatorie o meno. Al termine del dibattimento, il giudice si è ritirato per circa un’ora per poi pronunciare la sentenza definitiva: Fallisi assolto perché il fatto non costituisce reato. Immediato l’abbraccio tra Joe Fallisi, che per tutta la durata del confronto era apparso visibilmente teso, e il suo legale: “Per questa piccola vittoria – ha dichiarato il cantante all’uscita dall’aula visibilmente commosso – ringrazio il giudice che si è mostrato giusto e coraggioso e Gabriele Fuga, mio amico e ottimo avvocato”. “Questo successo – ha proseguito Fallisi – lo dedico ad Alfonso Nicolazzi, celebre anarchico carrarese, oggi purtroppo scomparso.Un pensiero anche agli operai della Fiom, che lottano per difendere i diritti dei più deboli davanti ai più forti. Auspico che anche nel loro caso – ha concluso Fallisi – trionfi la giustizia proprio com’è stato per me”.