La strage di Bergiola Foscalina rientrò in quelle definibili dalla storia eliminazioniste perché atte non soltanto a fare rappresaglia ma a sterminare la popolazione al pari delle più note stragi di Marzabotto e di San’Anna di Stazzema, ad affermalo è Paolo Pezzino, professore di storia contemporanea all’università di Pisa e autore di libri e ricerche proprio sugli eccidi nazi-fascisti. E’ cominciata così la commemorazione per l’eccidio di Bergiola Foscalina in cui persero la vita 72 persone. L’importanza del ricordo ma anche l’importanza di ricostruire le follie di quei giorni portate avanti da uomini “normali” che nel nome di ideologie si prestarono a commettere atrocità inaudite oggi definite crimini contro l’umanità e di questo aspetto se vogliamo più antropologico che prettamente storiografico ne ha parlato Giovanni Contini professore di storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Dopo 66 anni il tempo di scrivere la politica dell’avvenimento è superato e viene dato spazio alla riflessione e alla attenta analisi. Emerge così che nel dopoguerra per ragion di stato o meglio dire per equilibri geopolitici molti fascicoli aperti sulle più efferate stragi nazifasciste italiane furono abilmente fatti sparire negli archivi dell’allora procura generale militare di Roma. A ricostruire la storia giudiziaria è intervenuto il procuratore Marco De Paolis, ora alla procura di Roma ma per lungo tempo alla procura militare di La Spezia in cui ha portato avanti inchieste sulle stragi naziste arrivando anche a comminare condanne e ergastoli tutti in contumacia.