“Avrebbero potuto attendere e invece sono corsi alla svendita”. Questo il parere del consigliere Musetti che spiega la manovra di martedì scorso alla luce del bisogno di liquidità di Gaia e l’unico modo per tenere in piedi quello che definisce un carrozzone. “L’Ato 1 e l’Assemblea dei suoi soci hanno combinato già tutto”, sottolinea Musetti, “anche se avrebbero potuto attendere fino alle fine del 2011”. Un fatto questo che l’esponente de La Destra considera vergognoso e, auspicando che venga condannato in ogni sede, si chiede cosa ne pensino Rifondazione Comunista e le altre forze della sinistra: “Queste”, afferma, “da un lato raccolgono firme per il referendum sull’acqua pubblica e dall’altro sostengono le giunte comunali che hanno anticipato ogni tempo per svendere ai privati ben il 40% della nostra società”. La verità risiederebbe, secondo il consigliere, nel fatto che Gaia non avrebbe più accesso ai crediti bancari, ritrovandosi così con i conti in continuo deficit e faticando anche a pagare gli stipendi e ad assolvere alle manutenzioni alla rete idrica. “Ora che arriveranno i soldi”, prosegue Musetti, “si cercherà di portare in attivo l’esercizio finanziario, ripianando i debiti che ormai superano i 50 milioni di euro, e assicurandosi di tornare in attivo”. Ciò che nessuno starebbe dicendo però sarebbe che i ricavati serviranno a dare i dividendi ai soci privati che avrebbero, per imposizione di legge, il diritto a ricevere il 7% annuo da quanto investito. Impossibile sarà, secondo il consigliere, mantenere un attivo così notevole da poter distribuire dividendi, se in questi anni la società ha sempre segnato il bilancio con il colore rosso, così saranno i cittadini a pagarne le spese, derubati dalla loro società dell’acqua e vittime delle speculazioni dei privati. “Speriamo vivamente che presto si accetti e si identifichi la data per il referendum”, conclude Musetti, “noi faremo di tutto per portare i nostri elettori a votare a favore del ritorno alla gestione pubblica e in house del nostro servizio idrico”.