“La corrente finiana? Un attacco alla governabilità”. Non usa mezze parole il capogruppo del PdL in consiglio comunale a Massa Corrado Amorese sulla nascita di “Futuro e Libertà”, creatura di Gianfranco Fini, in rottura con il Popolo della Libertà e con il Premier Silvio Berlusconi. Lo strappo nazionale non sembra ripercuotersi sui livelli locali, almeno a Massa Carrara, dove tutto il PdL, secondo le voci ufficiali, rimane fedele al suo premier. Lo conferma anche il coordinatore provinciale Jacopo Ferri che dichiara di non avere notizie in merito a nessun  mal di pancia locale e che non appare preoccupato neanche dai tentativi di Mauro Rivieri, il fondatore di Generazione Italia, corrente che sembrava anticipatoria delle intenzioni di Fini, ma che secondo Ferri “non ha dato mai segnali di rottura, anzi, è sempre stata collaborativa con il PdL”. Che il gruppo consiliare di Massa fosse compatto e deciso a non lanciarsi in “Futuro e Libertà” ce lo potevamo aspettare, d’altra parte non compaiono “finiani doc” nelle fila del partito a livello locale, guidato da Corrado Amorese da sempre filo- alemanniano e in perenne conflitto con la filosofia di Gianfranco Fini; mai schieratosi con Fini, neanche ai tempi d’oro di Alleanza Nazionale, neanche il figlio Alessandro che con il movimento giovanile, oggi Giovane Italia, ha sempre rappresentato la parte più legata ai vecchi valori di An e mai in linea con le nuove aperture di Fini. Poco schierati anche Quieti e Caruso, quest’ultimo, tra l’altro, unico a non aver mai preso possesso di una tessera elettorale, che non fosse quella del PdL. Secondo Amorese il partito non ha bisogno di questi attacchi alla governabilità, ma di includere nuovi alleati: si pensa alle prossime elezioni amministrative di Massa, senza disdegnare nessuno. Ferri guarda con favore a Stefano Benedetti, che ha già in tasca la tessera del PdL e che aspetta la riunione del direttivo provinciale per capire se sarà ben accolto, o meno, dal gruppo consiliare di Massa; Amorese strizza più volentieri  l’occhio all’Udc di Marco Andreani, che però a conti fatti,  difficilmente lascerà la maggioranza.