I porti liguri fanno squadra per trasformare i sedimenti marini in una risorsa preziosa.
È stata infatti siglata l’intesa tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e quella del Mar Ligure Orientale che permetterà di riutilizzare i materiali provenienti dai dragaggi della Spezia e di Marina di Carrara nella costruzione della nuova diga foranea di Genova. Un accordo di portata strategica che unisce sviluppo infrastrutturale ed economia circolare, riducendo lo sfruttamento delle materie prime e salvaguardando l’ambiente.
Il piano prevede il conferimento, in una prima fase, di 500mila metri cubi di sedimenti già caratterizzati, con la possibilità di incrementare i volumi nel triennio 2025-2027, secondo il programma di dragaggi dell’AdSP del Mar Ligure Orientale. I materiali, una volta ritenuti idonei, diventeranno fondamentali per l’avanzamento dell’opera, evitando il ricorso allo smaltimento e limitando l’estrazione di nuove risorse naturali.
Un aspetto centrale dell’accordo riguarda le garanzie di sicurezza e tracciabilità: ogni fase, dal conferimento alla gestione operativa, sarà sottoposta a controlli rigorosi nel pieno rispetto delle normative vigenti. Un approccio integrato che non solo riduce l’impronta ecologica della nuova diga, ma contribuisce anche agli obiettivi di decarbonizzazione e alla resilienza del sistema portuale ligure.
“Con questo accordo compiamo un passo strategico che dimostra come la cooperazione tra Autorità di Sistema Portuale possa generare valore concreto per il territorio e per l’ambiente – ha dichiarato Matteo Paroli, presidente dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale –. I sedimenti dragati diventeranno una risorsa utile per realizzare un’opera fondamentale come la nuova diga foranea di Genova. È un caso unico nel panorama nazionale, un modello che lega indissolubilmente lo sviluppo della portualità alla sostenibilità ambientale delle grandi opere”.
L’intesa Genova–La Spezia rappresenta dunque un esempio virtuoso di pianificazione congiunta che potrebbe aprire la strada ad analoghe iniziative in altri scali italiani ed europei. Un progetto che mostra come, dai fondali, possa nascere un futuro più sostenibile per le infrastrutture del Paese.
