Leggiamo sui quotidiani pareri contrastanti sulla decisione della sindaca di Carrara di disporre la chiusura anticipata degli stabilimenti balneari e degli spazi pubblici in seguito all’allerta arancione di domenica 13 luglio.
Il titolo “Disdette nei bagni causa maltempo. Chi aveva prenotato non ha voluto pagare” rappresenta indubbiamente il punto di vista economico degli operatori turistici, ma solleva interrogativi più profondi su come venga percepita oggi la cultura della prevenzione.
Il maltempo previsto si è poi tradotto in un acquazzone con effetti contenuti. Questo ha portato alcuni a sostenere che la chiusura sia stata esagerata. È una posizione comprensibile sul piano commerciale, ma che rischia di cadere in una trappola ben nota: quella del senno di poi.
Le allerte meteo non sono strumenti per prevedere con esattezza scientifica cosa accadrà, ma servono a delineare scenari di rischio, in base ai quali chi ha responsabilità pubbliche deve decidere prima e non dopo.
E quando in gioco c’è anche solo una possibilità, per quanto remota, che si ripetano tragedie come quella del 2022 — quando una donna è morta in un parco di Marina di Carrara per prestare soccorso a un’altra persona — allora la prudenza non è mai troppa.
Anzi, è un dovere.
Chi oggi contesta la chiusura dimentica che, in caso contrario, avremmo corso il rischio di trovarci a contare danni o, peggio, a piangere vittime. E sarebbe stata proprio quella stessa opinione pubblica — oggi infastidita dalle disdette e dai mancati incassi — a chiedere perché nessuno abbia deciso di intervenire.
Le parole del presidente dei balneari di Marina di Carrara, che ha riconosciuto la necessità di tutelare la sicurezza, sono un esempio di buon senso.
A Marina di Massa, invece, non si è provveduto a impedire l’accesso agli stabilimenti balneari né al fiume, e limitarsi a chiudere gli ombrelloni — come riferito dalla presidente del Consorzio balneari — ci pare una misura davvero minima rispetto al rischio corso.
In realtà, ciò che servirebbe sono regole chiare, che stabiliscano chi debba fare cosa in caso di allerta, senza lasciare spazio a interpretazioni o rimpalli di responsabilità.
Sottolineiamo invece l’importanza del lavoro svolto da persone come Piovontroton, che forniscono aggiornamenti costanti e puntuali (nowcasting) nelle giornate più critiche e che anche domenica sono riusciti a prevedere l’arrivo di quello che poi si è rivelato un “semplice acquazzone” con un’ora di anticipo: il tempo sufficiente e necessario per mettere al riparo ciò che può rappresentare un pericolo per l’incolumità delle persone o per adottare altri provvedimenti.
Un servizio come quello svolto da Piovontroton (ma non dimentichiamo Il Meteorologo Ignorante, Meteo Nord Ovest Toscana, ecc.) è diventato davvero un punto di riferimento per migliaia di cittadine e cittadini, nonché per le categorie economiche.
Segno della necessità di un tipo di comunicazione più localizzata, tempestiva e affidata a persone competenti, che possano anche interagire con la cittadinanza.
Questa è la direzione che dovremmo prendere per ricostruire un patto di fiducia tra cittadini e un sistema di allerta meteo che, in tempi di crisi climatica i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, deve diventare un mezzo di protezione e non di contestazione.
Comitato Ugo Pisa
