iodiceSei anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il collegio ha condannato l’ex direttore del carcere di Massa Salvatore Iodice e con lui Stefano Tendola, ex geometra del provveditorato alle opere pubbliche, e Salvatore Cantone, ex contabile della casa circondariale. Il primo a due anni (e uno di interdizione dai pubblici uffici), l’altro a 18 mesi (e stessa durata di interdizione). Il sostituto procuratore Rossella Soffio, secondo i tre giudici – Sgambati, Aracri e Garofalo – ha dimostrato quasi la metà delle contestazioni fatte a Iodice. Il pubblico ministero di anni ne aveva chiesti dieci. Anche con Tendola è stata esauriente (tre anni era la sua richiesta). Meno convincente invece nei confronti di Cantone (per cui aveva chiesto cinque anni). Un verdetto che ha richiesto un’attesa che ha superato le quattro ore e che ha costretto il collegio a cambiare stanza, forse per consultare degli atti che si trovavano nell’ufficio del presidente Sgambati. Da segnalare che più passava il tempo più aumentava lo scetticismo dei legali dei tre imputati.

Si chiude così il primo round di un processo iniziato – con il rito immediato – il 10 novembre del 2010 tra mille polemiche per la richiesta dell’accusa di non passare dal giudice dell’udienza preliminare. Le manette scattarono, per nove persone, all’alba del 6 luglio del 2010 nell’ambito dell’operazione Do ut des, condotta dalla squadra mobile di Massa, che ha portato all’emissione delle misure di custodia cautelare per reati che ruotavano intorno ad appalti pilotati per la realizzazione di opere all’interno del carcere apuano.

 

Il Tirreno