Quella rateale è ormai l’unica forma di pagamento nel settore delle auto, ma resiste anche nel settore degli elettrodomestici e dell’elettronica, dove per alcune grandi aziende raggiunge circa il 6% del volume di pagamenti, per un totale di decine di milioni di euro. Tassi di interesse diminuiti rispetto al passato, sempre inferiori al 10%.
“Ma i Consumatori non amano indebitarsi”, dice il Presidente della Confcommercio Ricci Norberto.
A questo si aggiunge la mancanza di fiducia nel futuro: tra spese obbligate, pressione fiscale in aumento e reddito disponibile tornato ai livelli di 27 anni fa le famiglie preferiscono rimandare gli acquisti non necessari”
Credito al consumo in calo anche in provincia di Massa Carrara, Lo conferma la Confcommercio, che sottolinea come negli ultimi cinque anni le famiglie abbiano progressivamente ridotto il ricorso a varie forme di finanziamento per pagare i propri acquisti. “E non poteva essere altrimenti, dal momento che si sono ridotti i consumi, prima ancora del credito al consumo – spiega il Presidente della Confcommercio Ricci Norberto– tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila c’era stato un vero boom. La gente pagava a rate qualsiasi cosa, dalle vacanze al frigorifero, con interessi più alti di ora, ben oltre quella soglia del 10% che oggi invece non viene quasi mai superata”.
“Il fenomeno del credito al consumo resiste nel settore degli elettrodomestici e dell’elettronica: nelle grandi aziende può arrivare a rappresentare circa il 6-7% del volume delle vendite.
Le spiegazioni del limitato interesse dei consumatori nei confronti del credito al consumo sono molte, secondo la Confcommercio, e di natura sia sociologica sia prettamente economica.
“Il vero motivo è che i Consumatori, come gli Italiani in generale, non amano indebitarsi né spendere più di quel che hanno”, chiarisce Ricci, “siamo un popolo di risparmiatori, e per fortuna, visto che se da noi la crisi finanziaria non ha avuto gli effetti devastanti che ha avuto altrove è anche per merito di questa abitudine”.
“Poi va detto che con la crisi dell’occupazione sono aumentate le insolvenze, ovvero i casi di persone che non riuscivano ad onorare i debiti contratti con le società finanziarie, anche se il fenomeno delle insolvenze e dei contenziosi non ha raggiunto livelli elevatissimi”.
“Il credito al consumo presuppone nei consumatori un indice di fiducia alto, che in questo momento manca come mancano l’ottimismo e la serenità nel guardare al futuro. Tra reddito disponibile tornato ai livelli di 27 anni fa e pressione fiscale in aumento, anzi neppure quantificabile visto il continuo rimpasto di leggi e decreti, le famiglie cercano prima di tutto di evadere le spese obbligate e poi di mettere via qualcosa. Per gli acquisti non necessari c’è sempre tempo. Ma non c’è tempo per l’economia interna, che se i consumi restano al palo come ora è destinata a soffrire ancora più di ora”.
