«La commissione Sanità della Regione Toscana si faccia promotrice di un confronto fra i vertici Opa, l’azienda sanitaria e l’assessore regionale alla Sanità Luigi Marroni, sul futuro del reparto materno infantile dell’ospedale pediatrico Apuano. L’aspirazione del Noa a diventare una struttura di classe A inglobando il punto nascita non può passare sopra la testa di una struttura di assoluta eccellenza. Prendiamo atto delle rassicurazioni dell’assessore Marroni e gli chiediamo di rinnovarle nella sede istituzionale di un incontro con le parti interessate». E’ la dichiarazione del consigliere regionale Ncd/Più Toscana e membro della IV commissione Sanità, Gian Luca Lazzeri che interviene sul progetto di trasferimento del materno infantile dell’Asl 1 in condivisone con l’Opa all’interno del nuovo Ospedale delle Apuane che sarà terminato entro la fine del 2014.
«La giunta Rossi – sottolinea – ha il dovere di uscire allo scoperto e prendere una posizione ufficiale sul rischio di smembramento dell’Opa senza mandare avanti i vertici dell’azienda sanitaria, visto che il piano di spostamento del punto nascita è soprattutto una scelta politica più che tecnica. L’obiettivo è infatti quello di creare con il Noa un centro a livello universitario che eserciti capacità attrattiva per le regioni limitrofe come Liguria, Lombardia ed Emilia e in questo senso l’inclusione nel nuovo ospedale del punto nascita sarebbe il presupposto per ottenere un fiore all’occhiello sulla carta ma con costi umani, professionali e di sicurezza non accettabili. Una manovra che deve assolutamente essere discussa in sede regionale con gli stessi interessati ai quali devono essere offerte rassicurazioni e concrete che questo non sia il primo passo verso una smembramento del presidio. I numeri del punto nascite parlano chiaro: mortalità a 30 giorni dello 0% nel 2012 per la cardiochirurgia pediatrica (a fronte di una mortalità media europea a 30 giorni del 3,5%) e primo posto in Toscana negli interventi di sostituzione valvolare (mortalità a 30 giorni 1,7%, a fronte di una media nazionale di 3). Cifre importanti rese possibili anche grazie alla condivisione del materno infantile con l’ospedale del cuore e che la Regione non può e non deve ignorare».
