I dati sul mondo del marmo esistono e sono ben più recenti di quelli citati dalla CISL. Sono quelli del Rapporto Economia 2012 di ISR ed evidenziano (pag. 138) che a valle di circa mille persone che lavorano direttamente nelle cave, esiste una filiera produttiva molto articolata che va dai commercianti ai camionisti, dai laboratori che trasformano alle aziende che producono macchinari e attrezzature. Il complesso di tutte queste attività, incluso l’indotto, distribuisce un reddito a 12.517 persone. Se nella nostra provincia non c’è stato un vero e proprio disastro economico è perché, nonostante la pesante crisi che ha coinvolto tutto il mondo produttivo, questo settore ha retto grazie alla sua capacità di spostare sul mercato internazionale la produzione persa nel mercato italiano. Quando si parla di filiera e di occupazione occorre infine non dimenticare che nel passato una quota rilevante dell’occupazione a valle era legata alla lavorazione del granito che di fatto è totalmente scomparsa, e se non ci sono stati cali occupazionali drammatici significa che la lavorazione del bianco si è notevolmente incrementata come del resto dimostrano tutti i dati statistici degli ultimi anni.
Di fronte a questa realtà ci sembra un vero e proprio populismo qualunquista quello di coloro che, senza aver mai distribuito reddito o pagato regolarmente un solo stipendio, propongono insensate speculazioni ideologiche come “le vie del vino” al posto “delle vie del marmo”. Speculazioni miranti al raggiungimento di una leadership politica alle spalle della gente a cui resterebbero soltanto macerie.
L’attività nel settore del marmo va avanti da duemila anni e ha creato la ricchezza monumentale del nostro paese come pure ancora oggi è alla base delle più importanti realizzazioni architettoniche nel mondo. Se i nostri prodotti sono così ricercati, vuol dire che ci siamo inseriti appieno nella capacità italiana di essere il riferimento mondiale per il bello; Firenze lo è per la moda e Carrara lo è per il marmo.
Questo è ciò che hanno fatto i nostri imprenditori e di questo siamo profondamente orgogliosi. Lo fanno quotidianamente nel rispetto delle norme sotto il rigido controllo di USL, Arpat, Comune, Provincia e Regione, lo fanno per le loro aziende, per i loro dipendenti, lo fanno per quelle 12.000 persone che da questo mondo traggono le risorse per vivere.
