I conti sono in regola ma i rating no. E così un’azienda apuana, una delle azienda danneggiate pesantemente dall’ultima alluvione, si è vista respingere da Fidi Toscana la richiesta per il finanziamento: il suo patrimonio netto – questa la motivazione – è inferiore al 5% del totale attivo. Un caso che Cna (info su www.cna-ms.it) è pronta a fare diventare un simbolo della scarsa “elasticità” con cui è gestita la “vita o la morte delle imprese”. “Non è l’unico caso che ci è stato segnalato – confida Dino Sodini, Presidente Provinciale Cna – Non solo le banche, ora anche Fidi Toscana che dovrebbe garantire i finanziamenti per le imprese colpitedall’alluvione grazie ai fondi messi a disposizione dalla Regione Toscana adotta sistemi di valutazione che non tengono minimamente in considerazione le prospettive dell’impresa”. Secondo il numero uno degli artigiani “ci sono aziende che non riapriranno più, che non hanno e non avranno la forza per rialzarci; ci sono colleghi imprenditori che stanno riflettendo sull’opportunità o meno di chiudere le saracinesche. Probabilmente è più conveniente che rimetterci denaro, sudore e fatica. Andare a bussare ad una banca non piace a nessuno, ma sentirsi anche rispondere picche è forse anche peggio quando hai lavorato tanto e hai sempre rispettato gli impegni”.

Per motivi di privacy il nome dell’azienda al centro del rifiuto non può essere reso pubblico ma si tratta di una realtà con 40 anni di gloriosa storia alle spalle ed un trascorso solido che la crisi, e poi l’alluvione, hanno scalfito (ma non compromesso). L’ultimo bilancio, quello del 2011, ha portato in dote, insieme ad una perdita contenuta, il peso dei danni subiti in seguito all’alluvione che altro non hanno fatto che peggiorare i parametri di valutazione: “L’azienda non è riuscita a soddisfare i parametri richiesti per accedere al finanziamento – spiega Cna – semplicemente perché c’è un regolamento molto restrittivo ma la sua storia, il settore in cui opera e il patrimonio sono sempre stati una garanzia”. L’azienda ha subito danni per circa 400 mila euro ma aveva richiesto a Fidi Toscana un finanziamento di circa150-200 mila euro; risorse per “ripartire” dopo che l’alluvione aveva azzerato la capacità di produzione. Nel mirino di Cna, oltre a Fidi Toscana, finiscono anche le Banche che operano sul territorio: “Non hanno mantenuto le promesse, tanti proclami e poca sostanza. Le imprese sono state abbandonate al loro destino in una fase in cui, al contrario, dovrebbero sentirsi sostenute e stimolate. Vengono adottatatiparametri di valutazione da pre-crisi quando la realtà è molto diversa. I capannoni sono vuoti, i cartelli di vendesi e affittasi si sono moltiplicati a velocità incredibile: questa è la realtà che banche e istituti non riescono a vedere. Ci ritroviamo due mesi dopo, nell’anno nuovo, con i soliti vecchi problemi – conclude Sodini – le imprese hanno bisogno delle banche e degli Istituti di Credito ma anche vice versa”.