Dopo l’assemblea del 19 maggio, organizzata in seguito al deludente tavolo romano, i lavoratori, compatti avevano deciso di diffidare la proprietà e tenere simbolicamente la direzione fuori dai locali del cantiere navale. Se l’Amministratore delegato dell’azienda Luigi Mor aveva accondisceso alla richiesta delle Rsu, il Direttore generale Salvatore Greco, il 23 Maggio si era presentato davanti alle porte di Nca. “Quando ci siamo avvicinati alla sua auto per pregarlo di andarsene”, spiega Emanuele Peselli dalla Rsu Fiom, “il Direttore ci ha accolto a male parole e, andatosene a sporto denuncia per violenza privata contro di me Giulio Marchi e Giovanni Di Maria della Uilm”. Appena saputa la notizia, questa mattina alle 10 tutti i lavoratori del cantiere sono scesi in sciopero in solidarietà con tre delegati denunciati. “Il signor Greco”, affermano, “con la sua assurda provocazione deve sapere che ha denunciato tutti i lavoratori che democraticamente avevano espresso quella posizione nell’assemblea”. “Vorrei precisare”, aggiunge Peselli, “che la responsabilità di ciò che sta avvenendo non è da attribuire ai lavoratori , ma esclusivamente a un dirigente che, in un momento di simile difficoltà per il nostro futuro si prende la briga di denunciare”. Lo sciopero è quindi indetto ad oltranza, finche Greco non smetterà di presentarsi al cantiere e le denunce non verranno ritirate. Intanto dai Comunisti Italiani toscani giunge l’appello di solidarietà ai lavoratori. “In un momento di crisi così grave”, sostiene il partito, “anziché lanciare accuse o denuncie, sarebbe opportuno cercare soluzioni condivise, al di là degli episodi che la tensione e la crisi possono generare”. Dal Governo non trapelerebbe alcuna volontà di risolvere il problema e il PdCI sottolinea che, da parte sua, si impegnerà ancora nella ricerca di soluzioni possibili per il futuro dei Cantieri Apuania. “Riteniamo gravissimo quanto sta accadendo  a NCA”, fa eco la Cgil provinciale, “accanirsi su lavoratori che stanno lottando legittimamente per difendere non solo il proprio posto di lavoro ma la stessa presenza attuale e futura dei cantieri ci sembra un gesto irresponsabile, soprattutto quando viene da un dirigente anche lui dipendente”. Il sindacato si dice spaventato e preoccupato dal disegno che questo atteggiamento potrebbe nascondere: la volontà di criminalizzare una lotta ed attribuire alle maestranze il ruolo di violenti ed inaffidabili. “In un paese ed in particolare in una provincia dove è devastante la piaga della perdita del lavoro e  della disoccupazione”, conclude la segretaria provinciale Patrizia Bernieri, “riteniamo che questi lavoratori non meritino di essere svegliati dai carabinieri  od obbligati a difendersi da accuse completamente infondate da parte di un’azienda che dovrebbe al contrario condividere la loro lotta”.