“Quello con il presidente dell’Abi Toscana è stato un incontro utile, ricco di informazioni; il sistema bancario locale afferma di condividere le preoccupazioni per la situazione dell’economia regionale, ma le risposte che ha fornito sul fronte della difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese e delle famiglie non hanno soddisfatto le commissioni che richiederanno ulteriori informazioni”. Lo ha detto il presidente della commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, Marco Manneschi (Idv), al termine dell’audizione, svoltasi in forma congiunta con la commissione Sviluppo economico, di Mauro Quercioli, presidente dell’Abi Toscana. “In particolare”, ha aggiunto il vicepresidente della terza Commissione, Nicola Nascosti (Pdl), “non ci sono state risposte soddisfacenti sul fronte del sostegno alla microimpresa, che è invece una delle esigenze più fortemente avvertite nel sistema economico della Toscana. Di questo sono rimasto deluso”.

L’audizione del presidente dell’Abi Toscana era stata sollecitata per capire l’impegno del sistema bancario a favore delle imprese e dell’economia regionale, soprattutto in relazione al credito, per accedere al quale le associazioni di categoria hanno lamentato, in questi mesi e durante le visite istituzionali compiute dalle commissione Emergenza occupazionale, molte difficoltà.

Il presidente dell’Abi Toscana ha sottolineato che nella nostra regione operano 2543 sportelli bancari e che a gennaio 2012 gli impieghi verso le imprese e verso le famiglie sono cresciuti, rispetto all’anno precedente, rispettivamente dell’1,12% e del 3%. “Quindi non è vero che si è erogato meno credito”, ha affermato. Quercioli ha anche sottolineato che in Toscana è in aumento il rapporto tra sofferenze e impieghi: in sei mesi si è passati dal 5,9% al 6,9% (a livello nazionale l’oscillazione è stata invece dal 5,1% al 5,4%). “Questo rende più difficile il lavoro delle banche”, ha spiegato, “perché alcuni crediti rischiano di diventare inesigibili”. Le sofferenze maggiori si registrano nelle province di Prato, Arezzo, Massa Carrara e Pistoia, mentre la situazione è migliore nelle province di Livorno e Siena. Quercioli ha poi indicato nella dimensione di impresa (ci sono troppe piccole e piccolissime imprese e poche medie imprese) e nella loro scarsa capitalizzazione le fragilità del sistema produttivo toscano, che “si sentono maggiormente in fasi di crisi acuta come questa”. E citando il governatore della Banca d’Italia ha aggiunto che “il problema dell’economia italiana, e quindi dell’economica toscana, è la crescita irrisoria del Pil e non l’accesso al credito”. Il presidente dell’Abi ha inoltre dichiarato che “è difficile, e ingiusto, chiederci di sostenere imprese che non hanno o non possono avere futuro. Non abbiamo mai respinto, invece, progetti validi presentati dalle aziende”. Quercioli, infine, ha spiegato che le banche hanno proceduto, sulla base di accordi nazionali, ad allungare i mutui in essere, a partecipare alla ricapitalizzazione delle imprese, ad anticipare la Cassa integrazione, a studiare soluzioni per garantire i crediti che le aziende vantano nei confronti delle Pubbliche amministrazioni.

Sollecitato dalle domande di diversi commissari – Marco Taradash (Pdl), Rudi Russo (Idv), Eugenio Giani (Pd) e Marina Staccioli (Gruppo misto) –, il presidente dell’Abi ha detto che il 60% dell’attivo delle banche italiane deriva dalla normale attività commerciale e quindi la parte della gestione finanziaria non è preponderante, che le banche valutano soprattutto i progetti delle imprese per decidere la concessione del credito e che il dialogo con le associazioni imprenditoriali è uno dei punti di forza che è necessario sviluppare.

Le Commissioni hanno concordato di raccogliere e poi inviare all’Abi Toscana una serie di domande per approfondire i temi trattati, riservandosi la possibilità di riconvocare i vertici dell’associazione bancaria nelle prossime settimane.