Ridurre a 10 anni la durata delle concessioni e, alla loro scadenza, metterle all’asta col prezzo base ricavabile dal regolamento degli agri marmiferi: con questa proposta Legambiente Carrara si inserisce nel dibattito in corso sulla tassazione delle attività a monte e sulla revisione della norma varata 16 anni fa dall’allora sindaco Emilia Fazzi Contigli. Secondo l’associazione ambientalista quel testo è stato “smantellato nei suoi principi fondamentali a danno dei cittadini e a vantaggio degli industriali”. Per questo oggi molte aziende lavorano senza concessione, per questo le tariffe sul lapideo sono inique: “il vero cambiamento da attuare è la soppressione dell’art. 10 sexies, un vero cavallo di Troia introdotto illegittimamente dal Comune (in violazione della L. 724/94) a tutto favore degli industriali: un giochetto – spiega Legambiente – che ha fatto scendere a 15 milioni di euro l’anno (dai 52 legittimamente esigibili) le entrate comunali del marmo”. Alla luce di queste considerazioni l’associazione ambientalista sollecita il Consiglio comunale, impegnato nella revisione del regolamento, a ridurre a 10 anni la durata delle concessioni e, alla loro scadenza, metterle all’asta col prezzo base ricavabile dall’art. 10. “Potete scommettere – conclude Legambiente – che, pur di assicurarsi le concessioni più redditizie, gli industriali sarebbero disposti a pagare anche un canone pari al 30% del valore di mercato”.