Una famiglia di narcotrafficanti calabresi sarebbe riuscita a reperire informazioni sul luogo in cui la Guardia di Finanza custodiva l’ingente quantitativo di droga dallo scorso 18 agosto, giorno in cui fu conclusa l’operazione col sequestro della stessa. Per questo motivo, alla fine della scorsa settimana, una quindicina di pattuglie della Fiamme Gialle di Genova e dei Baschi Verdi di La Spezia hanno trasferito la tonnellata di cocaina dal luogo segreto in cui era stata depositata all’inceneritore di rifiuti di Ospedaletto, in provincia di Pisa, sotto la scorta del Gico e dell’Antiterrorismo, per essere distrutta.
Per 80 chilometri una vettura della Polizia Stradale ha aperto la strada alla colonna di auto della Guardia di Finanza e al furgoncino blindato che conteneva i 750 panetti, badando che durante il tragitto non si presentassero sgradite sorprese da parte dell’organizzazione di narcotrafficanti calabresi. La sorveglianza, poi, è proseguita anche presso l’impianto di termovalorizzazione, affinchè le operazioni si svolgessero in assoluta sicurezza, fino all’incendio dell’ultimo panetto.
Una “soffiata” alla Guardia di Finanza di La Spezia ha fatto sì che il tentativo di recupero del più grande quantitativo di droga sequestrato negli ultimi due anni venisse scoperto e tempestivamente evitato.
Si tratta di un carico di 974 chili di cocaina, per un totale di 300 milioni di euro, suddivisa in 750 panetti segnati con la dama e lo scorpione, simboli identificativi del cartello colombiano produttore della droga, “Norte del Valle”, e da anni in rapporti con la ‘ndrangheta calabrese della Piana di Gioia Tauro.
Tutto cominciò lo scorso 18 agosto, appunto, quando gli uomini dell’Agenzia delle Dogane e del Gico della Finanza scoprirono una tonnellata di cocaina nascosta nel doppio fondo di un container che trasportava mattonelle, giunto al porto della Spezia e proveniente da Santo Domingo. In quella circostanza gli agenti vi inserirono un rilevatore satellitare prima di richiudere la finta parete, lasciando che il container transitasse regolarmente a Gioia Tauro.
Quando, poi, esso fu portato dagli uomini dell’organizzazione criminale nel capannone di un mobilificio di Aulla (Massa Carrara) per essere sdoganato, il blitz dei finanzieri ha permesso di cogliere in flagrante quattro narcotrafficanti, mentre il quinto fu fermato durante la fuga verso Praga, con 170mila euro. Si trattava di tre italiani, un colombiano e uno spagnolo. All’interno del magazzino, inoltre, furono confiscate dieci auto già ospitanti doppi fondi con apertura elettronica, 112mila euro e dieci chili di hashish.
