Se dalle finestre del primo piano non si vedessero le imponenti cave di marmo bianco, si potrebbe stentare a credere di essere a Carrara. Il restaurato palazzo Binelli è una ventata di arte e di magnificenza che in città da troppo tempo si rincorreva per tornare ai fasti ottocenteschi che la mostra “D’apres Canova” in maniera sapiente riesce a descrivere in un percorso diviso in 5 sale tra i gessi dei più grandi maestri della scuola di Carrara. Da Carlo Finelli a Pietro Tenerani. L’eleganza neoclassica dei gessi accoglie il visitatore in un viaggio immaginario nel romantico ricordo della Carrara che fu; e della sua scuola d’arte che al mondo ha regalato capolavori oggi esposti nei maggiori musei di arte come l’Hermitage di San Pietroburgo in Russia. Basta soltanto varcare l’ingresso del palazzo per immergersi con tutti i sensi nella straordinarietà della Carrara di fine ‘800 attraversata dai sentimenti risorgimentali e dall’istinto libertario ed anarchico delle cave. Un viaggio nella Carrara dell’imprenditoria illuminata, capace di trasformare la città da piccolo centro alle pendici delle Alpi Apuane a palcoscenico di scultura e di arte; facendosi riscoprire dal mondo non solo come capitale mondiale del marmo ma come cuore pulsante della scultura.
Attraversando le sale della mostra si rivive nell’arte le sensazioni storiche che il palazzo trasmette. Si resta colpiti dalla vena sentimentale della Psiche svenuta del maestro Pietro Tenerani, dalla gentilezza dell’Amore che abbevera le colombe del Bienaimè, dalla sublime grazia della Danzatrice del Chelli e dalla eleganza delle tre figure femminili chiara allusione alle tre stagioni della mitologia greca de le tre ore di Carlo Finelli la cui copia originale è dal 1851 esposta al museo dell’Ermitage. Infine come non soffermarsi sullo spirito di realismo del Fanciullo che tira con l’arco, esempio dello spirito di superamento del neoclassicismo di fine ‘800.
