Un vero flop quello di Alberto Pincione, presidente, e già per il secondo mandato, della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Ne è certa Futuro e Libertà che fa le pulci alla gestione dell’avvocato che, proprio alcuni giorni fa ha fatto il punto sulle attività svolte dall’ente all’indomani dell’approvazione del bilancio consuntivo 2011. 2milioni 663mila 390 euro erogati dall’ente lo scorso anno per finanziare 269 progetti, oltre metà dei quali destinati ad arte e cultura; conferma del festival Con-Vivere a settembre ed esposizione, durante la prossima mostra di Palazzo Binelli anche di uno dei 12 gessi di Antonio Canova custoditi dall’Accademia di Belle Arti cittadina. Questi i successi sì, ma secondo il coordinatore di Fli Nicola Franzoni, i successivi moniti circa la crisi espressi dal Presidente Pincione sarebbero utili soltanto a nascondere errori, volutamente omessi all’interno della relazione. La Fondazione avrebbe compiuto investimenti ad altissimo rischio nel febbraio 2008, da un anno a questa parte, già denunciati più volte dai sindacati Fabi e Fisac Cgil. Sotto l’attuale presidenza infatti la componente azionaria sarebbe salita al 40% del totale degli investimenti, con operazioni sul mercato dei derivati. Una su tutte quella scaduta il 21 febbraio, che contrasterebbe con quanto previsto dallo Statuto della stessa Fondazione, che richiama gli amministratori ad una “sana e prudente gestione” di soldi pubblici. Infelice ancora sarebbe la decisione di vendere il 90% delle quote della Cassa di Risparmio di Carrara al gruppo Carige: si tratterebbe di una netta involuzione, che avrebbe trasformando la banca, modesta ma importante per la provincia, in una microrete di 33 sportelli, con ben 70 posti di lavoro in meno. Non sarebbero questi esaltanti precedenti e susciterebbero quindi ulteriori preoccupazioni le indiscrezioni che vorrebbero, una volta esaurito il mandato attuale, proprio Pincione tra i papabili per la presidenza della Port Authority di Marina di Carrara. “Se davvero dovesse verificarsi una simile eventualità”, afferma ironico Franzoni “ci auguriamo che Pincione vorrà dissociarsi nettamente dalla nuova nomina, uno storico esponente repubblicano infatti, per dimostrandosi coerente con la linea del proprio partito, dovrebbe opporsi all’espansione del porto commerciale ed appoggiare una sua riconversione turistica. Invece di pensare a futuri e inadeguati incarichi”, conclude, “Futuro e Liberta’ ritiene al contrario auspicabile che il Presidente si dimetta, togliendo il disturbo prima della scadenza del suo mandato”.
