Il ciclo dei rifiuti in provincia è gestito da 4/5 soggetti diversi: Amia, Asmiu, Cermec, Erre erre e i singoli comuni che si occupano di rifiuti. E un sistema che dovrebbe far fronte alle necessità di 200mila residenti della provincia apuana. Peccato però che il Cermec sia sull’orlo del fallimento e che siano stati messi i sigilli all’azienda Erre erre costata circa 24 milioni e mai entrata a pieno regime. Un fallimento, dunque, che chiama in causa la classe dirigente del territorio. La funzione di Erre erre doveva essere quella di produrre combustibile derivato dai rifiuti e chiudere così il ciclo, riducendo così i costi e il trasferimento in discarica. Ma l’impianto ha avuto prima problemi di collaudo, poi è stato travolto dalla crisi economico-finanziaria dei soci: Cermec e Delca. E ora è finito sotto sequestro. Le responsabilità, secondo alleanza per l’Italia, sono del Pd, in quanto il consiglio di amministrazione del Cermec era espressione del pd provinciale. E ancora, secondo l’Api, quando il sindaco Pucci azionista al 47% si è insediato ha avviato una verifica sulla gestione che già nel 2008 aveva dei punti oscuri. Ma la sua richiesta di rimuovere il vecchio staff gestionale è rimasta inascoltata, sia dalla provincia (azionista al 5%) sia dal Comune di carrara (azionista al 48%), tant’è che il Cda è rimasto fino alla scadenza naturale. Si parla di un debito che ammonta a 50 milioni di euro (30 di Cermec e 20 di Erre Erre). Erre erre, attacca l’api, non è mai entrata in funzione, ma ha prodotto danni economici con la compiacenza del Pd provinciale, che continua a tacere.